Lo smog ci uccide sempre di più ogni anno in Italia, e nonostante si cerchi di ridurre la sua produzione non è mai abbastanza. Grazie al Rapporto Mal’Aria di città 2025 di Legambiente è emerso che 13 capoluoghi di provincia hanno superato i limiti giornalieri di PM10, ovvero le pericolose polveri sottili che rappresentano la principale componente dello smog cittadino e che non dovrebbero superare il limite massimo di 50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all’anno. 

Tra le 13 città più inquinate la vera protagonista in negativo è Palermo, che conquista, dunque, la maglia nera con la centralina in Via Belgio che ha registrato uno sforamento ogni quattro giorni,  con un totale di 89 superamenti dei limiti giornalieri. Così il capoluogo siciliano diventa capitale dello smog davanti persino Milano che ne registra 66 e Napoli che ne registra invece 64.

Superamenti anche a Ragusa

Già da alcuni anni le due centraline siciliane di Palermo e Ragusa (61 superamenti nel capoluogo della Sicilia orientale), registrano valori di PM10 che superano frequentemente il limite dei 35 giorni/anno. La stessa Arpa Sicilia (Agenzia regionale per l’Ambiente) ha confermato la criticità di queste postazioni, situate in punti strategici del tessuto urbano, nel caso di Palermo, lungo un asse viario molto trafficato e percorso anche da mezzi pesanti, e quindi da monitorare con particolare attenzione.

Guardando al 2030, anno in cui entreranno in vigore i nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria, l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi: se fossero applicati oggi, risulterebbero fuorilegge il 53% delle città per il PM10. 

Non solo Palermo ma anche Catania e Messina

Un dato particolarmente preoccupante riguarda le tre città metropolitane siciliane, Palermo, Catania e Messina, che dovranno ridurre entro quattro anni le concentrazioni di biossido di azoto rispettivamente del 39%, 33% e 26% per rispettare i nuovi limiti previsti dalla direttiva europea sulla qualità dell’aria. E sicuramente la situazione non sarà neanche facile per Siracusa e Ragusa, i quali dovranno ridurre le concentrazioni del 10% la prima e del 29% la seconda. Per le città di Palermo e Catania, a seguito del superamento dei limiti giornalieri di biossido di azoto registrati dalle centraline Arpa Sicilia, la Regione Siciliana, a fine 2025, ha chiesto ai Comuni di aggiornare i Piani di tutela dell’aria, adeguandoli alla nuova direttiva europea, e in particolare al Comune di Palermo di attuare interventi urgenti per ridurre le emissioni e migliorare la qualità dell’aria.

Servono interventi strutturali

“Il quadro che emerge dal Rapporto Mal’Aria per i capoluoghi siciliani conferma la necessità di interventi strutturali e urgenti per eliminare le cause delle emissioni e migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città” — dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia. Abbiamo poco meno di quattro anni per rientrare nei limiti più stringenti previsti dalla Direttiva europea al 2030. Preoccupa la lentezza con cui vengono attuate le misure per ridurre il traffico veicolare e promuovere una mobilità sostenibile: serve potenziare il trasporto pubblico locale e regionale di massa, estendere le ZTL, realizzare le strade a 30 km/h e ampliare le reti ciclopedonali. Solo così potremo garantire ai cittadini un’aria più pulita, tutelare la salute e rendere le città più sicure e a misura d’uomo.”

Per riuscire a rientrare nei canoni e arrivare al 2030 con dei numeri accettabili, Legambiente porta delle proposte chiedendo interventi strutturali su sei ambiti prioritari: mobilità sostenibile, riscaldamento ed edifici, Riduzione Emissioni Industriali, agricoltura e allevamenti, risorse e coordinamento e infine monitoraggio.