Il treno in partenza nella foto sembra uno di quei treni da film, come quello con Hercule Poiròt in “Assassinio sull’Orient Express, o da romanzi di formazione come Passaggio a nord-ovest, sembra, per stantia lentezza e lunghezza di tragitto, diretto tramite la transiberiana a Novosibirsk.
Parte da Palermo alle 12.58 e raggiunge Milano alle 11.22, del giorno dopo. Non alle 11.22 p.m., come in un normale paese Europeo, come in Francia o in Germania. Ventidue ore e rotte di treno, una giornata dell’esistenza di un uomo. Non ha salette cinema o monitor con collegamento internet sicuro e veloce, carrozze ristorante alla James Bond, nemmeno per la prima classe.
È un mezzo vecchio, lento e residuale, come viene considerata la situazione della Sicilia, del suo popolo, della sua classe dirigente.
Già è tanto che ce lo concedono, perché ce lo volevano togliere. Perché?
Perché appunto residuali, limitrofi, spesso per colpa nostra, ma non solo, inadeguati oltre che inappropriati.quindi spendere per noi è un’inutile spreco di risorse. E poi noi avremo il Ponte, o almeno lo avranno i tonti.
Quarant’anni fa, nella scassata prima repubblica, nel senso politico temporale, non era così. I treni, come la giustizia, forse, erano uguali per tutti. La seconda repubblica ha portato al centro-nord l’alta velocità, a noi in Sicilia ci ha lasciato l’ardua velocità. Tanto è notorio, noi abbiamo il lusso del tempo. Non abbiamo, noi siciliani, nulla da fare, si sa. Che poi sto tesoro temporale sembra inutile senza opportunità, ma non ci possiamo lamentare, noi figli di un Dio minore.
La velocità ed i servizi di un treno misurano la civiltà di un territorio. Un milanese ha un reddito pro capite che supera i 33.000 euro, un palermitano arriva a stento a 17.000. La metà del reddito ed il doppio di lentezza ferroviaria, se non il triplo in alcuni casi. Possiamo mai lamentarci di tutto questo lusso solo per noi?
Con tutta questa lentezza in quasi 24 h di treno possiamo farci un sacco di amici, buttare le basi di un nuovo amore, possiamo addirittura fondare un partito politico. Il Train de vie, come il magico film di Radu Mileanu.
Loro, i milanesi, poveretti sgobbano tutto il tempo, ed hanno bisogno di treni veloci e confortevoli, mentre noi il lavoro lo snobbiamo, siamo nobili nullafacenti noi. Praticamente tutti Don Fabrizio nel Gattopardo.
La Sicilia, la sua insularità culturale, oltre che politica, è tutta in quelle ventidue ore e cocci. Il giocattolo si è rotto ed i cocci, solo quelli, sono nostri.
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