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Palermo ostaggio delle carrozze: nel 2026 i cavalli continuano a trascinare il passato

di Redazione | 08/05/2026

A Palermo, oggi 8 maggio 2026, le carrozze trainate da cavalli continuano a sfilare nel cuore della città. Via Roma, il Cassaro, il Teatro Massimo, i Quattro Canti. Sempre la stessa scena: cavalli sull’asfalto, in mezzo alle auto, sotto il sole, con la schiuma alla bocca, i paraocchi, i cappellini in testa per proteggersi dal caldo, mentre i cocchieri zigzagano nel traffico come se tutto fosse normale.

E invece normale non è.

La domanda che Palermo dovrebbe avere il coraggio di porsi è semplice: è davvero accettabile che nel 2026 degli animali vengano ancora utilizzati così, nel caos urbano, per intrattenere turisti e mantenere in vita un sistema ormai fuori dal tempo?

Per anni la politica ha promesso svolte, regolamenti, abolizioni, transizioni elettriche. Ma alla fine non è cambiato nulla.

Negli ultimi mesi il tema è riesploso. Da una parte le denunce delle associazioni animaliste, dall’altra la battaglia politica portata avanti da Ismaele La Vardera, che ha accusato apertamente il Comune di Palermo di aver fatto marcia indietro sull’abolizione delle carrozze trainate da cavalli. Secondo La Vardera, il sindaco avrebbe bloccato la proposta di modifica del regolamento comunale dopo le pressioni interne della maggioranza.

Eppure, fino a pochi mesi fa, sembrava che qualcosa si stesse muovendo davvero. L’assessore Fabrizio Ferrandelli aveva parlato apertamente di una transizione verso mezzi elettrici per sostituire le carrozze con i cavalli. Il Comune aveva persino annunciato contributi economici e un piano per accompagnare i vetturini verso il cambiamento.

Parole. Delibere. Tavoli tecnici. Annunci.

Ma le carrozze sono ancora lì.

E allora viene spontaneo chiedersi: come è possibile che una trentina di cocchieri riesca a tenere sotto scacco un’intera città? Come può una categoria così piccola condizionare la politica, rallentare ogni riforma e continuare a occupare il centro storico come se nulla fosse?

Nel frattempo gli incidenti continuano. Solo pochi giorni fa, il 2 maggio, una carrozza turistica è rimasta coinvolta nell’ennesimo episodio nel centro storico di Palermo. Sono intervenuti vigili urbani e veterinari dell’Asp, con controlli e sanzioni. Il cavallo è stato trasferito in una struttura sotto osservazione.

Ma ogni volta il copione è identico: controlli, multe, rassicurazioni. E poi tutto ricomincia.

Ci sentiamo ripetere dai veterinari comunali che “i cavalli stanno bene”, che esistono protocolli, pause, corsi di formazione, controlli sanitari. Ma la vera questione è un’altra.

Un cavallo nato per correre libero o sfruttato per anni negli ippodromi può davvero stare bene trascinando una carrozza tra clacson, smog, frenate, motorini e asfalto bollente?

È questa la normalità che Palermo vuole difendere?

Perché il punto non è soltanto sanitario. È etico. È culturale. È civile.

Un animale non dovrebbe essere trasformato in attrazione turistica ambulante nel traffico di una città moderna. Non nel 2026. Non dopo anni di polemiche, crolli, sequestri e promesse di cambiamento.

E allora la sensazione è che Palermo viva l’ennesimo paradosso siciliano: tutti dicono che bisogna superare le carrozze con i cavalli, ma nessuno trova mai il coraggio politico di farlo davvero.

Nel frattempo, i cavalli continuano a camminare. Lenti. Stanchi. In mezzo alle macchine. Sotto gli occhi di tutti.

 

 

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