Palermo si ritrova a fare i conti con un’escalation di violenza che riaccende i riflettori sulla presenza della criminalità organizzata in città. Tra colpi di arma da fuoco contro attività commerciali e incendi dolosi, la commissione Antimafia regionale ha organizzato una seduta pubblica all’istituto comprensivo Sferracavallo-Onorato per fare il punto della situazione e dare un segnale forte di presenza dello Stato. L’incontro ha visto la partecipazione delle massime autorità locali, tra cui il presidente della Regione Renato Schifani, il sindaco Roberto Lagalla, il prefetto Massimo Mariani e i rappresentanti delle associazioni di categoria, uniti nel tentativo di tracciare una linea difensiva comune.

Le telecamere e la reazione di Dragotto

Durante il dibattito è emersa chiaramente la frustrazione di chi vive in prima linea la minaccia criminale. L’imprenditore palermitano Tommaso Dragotto, fondatore di una nota ditta di autonoleggio che ha recentemente subito il rogo di una delle proprie sedi, ha espresso forte scetticismo riguardo alle misure di sicurezza tecnologiche. Riferendosi ai sessanta nuovi dispositivi promessi dal Viminale per incrementare il controllo del territorio, l’industriale ha sottolineato come tali strumenti si rivelino spesso inefficaci di fronte a precise strategie d’azione. Dragotto ha raccontato che nel suo caso gli autori del raid erano tre, hanno agito in piena notte e avevano i volti coperti, rendendo di fatto inutile la videosorveglianza. Ha poi ribadito la sua totale fermezza, dichiarando di non essersi mai piegato e di non volerlo fare adesso per cultura e per natura.

“Le 60 telecamere annunciate per Palermo dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi? È inutile”. Lo ha detto l’imprenditore palermitano Tommaso Dragotto, che ha subito l’incendio di una delle sedi della sua ditta di autonoleggio, parlando durante la seduta pubblica organizzata dalla commissione Antimafia regionale. “Nel nostro caso hanno agito in tre, di notte e a volto coperto”. “Non mi sono mai piegato nella mia vita, per nessuna ragione. Non mi piego per cultura e per natura”, ha aggiunto.

Dragotto era in prima fila nell’atrio dell’istituto comprensivo “Sferracavallo-Onorato”, insieme al presidente Schifani, al sindaco di Palermo Roberto Lagalla, al prefetto Massimo Mariani, al presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini, al componente della commissione nazionale Antimafia Giuseppe Provenzano (Pd), alla segretaria provinciale del Pd Teresa Piccione. In platea c’era anche Andrea Testaverde, titolare del ristorante “Al Brigantino”, il cui locale è stato bersaglio di colpi di arma da fuoco, il presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo, la vicepresidente di Confcommercio Patrizia Di Dio, il parroco don Francesco Di Pasquale.

La strategia mafiosa e il consenso sociale

Il presidente della Commissione antimafia dell’Ars, Antonello Cracolici, ha analizzato gli episodi recenti definendoli manifestazioni evidenti di un metodo mafioso consolidato, volto a lanciare una vera e propria sfida ideologica alla comunità. Secondo l’esponente politico, non si tratta di atti isolati ma di una strategia mirata a sfruttare le sacche di degrado civile per ricostruire un consenso sociale sul territorio. Cracolici ha avvertito che l’assenza di grandi fatti di sangue ha indotto l’opinione pubblica a concentrarsi troppo sulle analisi storiche, dimenticando la capacità della mafia di rigenerarsi nel presente attraverso gli stessi nuclei familiari storici. Sottovalutare questa continuità cronologica, ha spiegato, rappresenta il pericolo più grande per la città.

I fondi antiracket e l’impegno della Regione

Un altro nodo centrale della discussione ha riguardato le risorse economiche a supporto delle vittime. A fronte delle preoccupazioni sollevate sul quasi azzeramento del fondo antiracket, il governatore Renato Schifani ha annunciato la piena disponibilità della Regione Siciliana a rimpinguare i capitoli di spesa previsti dalla legge regionale del 1999 per il risarcimento dei danni a immobili e mezzi. Schifani ha chiarito che il mancato utilizzo delle somme negli ultimi anni è dipeso unicamente dalla carenza di domande presentate, ricordando anche l’esistenza di un fondo aggiuntivo gestito dall’Irfis per le imprese colpite da usura ed estorsione. Il presidente ha concluso ribadendo la necessità di una totale sinergia tra le forze politiche e le istituzioni, poiché la criminalità organizzata si combatte uniti e senza mai abbassare la guardia di fronte alle sue continue trasformazioni.