• Un parco Eolico Offshore da realizzare al largo delle Egadi, in mare aperto
  • Il progetto causa polemiche e scontri
  • Dalla Sicilia il tema portato all’attenzione del Premier
  • Il racconto e le valutazioni presentate a Draghi da Bernardo Tortorici di Raffadali

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. E’ il dettame dell’articolo 9 della nostra Costituzione e non recita “tutela il paesaggio tranne nel caso di interessi differenti”. E’ il principio da cui si deve partire, che ci rende diversi e civilmente superiori al resto d’Europa ed al quale la politica, che ha giurato su quella Costituzione, si deve adeguare e che per prima se ne deve fare garante.

Premessa

Intercetto roboanti titoli dei media che annunciano la possibile realizzazione del più grande parco eolico off shore da impiantare nel mare delle Egadi; ancor più mi preoccupo leggendo del parere favorevole di alcune associazioni ambientaliste e mi affretto a confrontarmi con loro che mi confermano un’ideologica approvazione perché la ritengono l’unica strada per non emettere CO2 in atmosfera entro il 2050. Sconfortato, invio gli articoli a Vittorio Sgarbi, con il quale a Salemi, nella qualità di assessore con delega alle energie rinnovabili, avevamo intrapreso una decisa e solitaria guerra alle pale eoliche ed alle richieste della comunità locale per la realizzazione di campi fotovoltaici al posto dei vigneti per 180 ettari. Vittorio nell’immediato non mi risponde, ma mi chiama qualche giorno dopo chiedendomi se volessi incontrare con lui il giorno dopo il Presidente Draghi per parlarne; parto immediatamente per Roma.

La raccolta di dati e opinioni

Per prepararmi all’incontro cerco diverse opinioni e trovo solidarietà di posizione in alcune Istituzioni regionali, che in questa fase di iter amministrativo, a loro tutela, non citerò ed in Anna Giordano, che mi inonda di materiali, informazioni, fotografie sulle tante battaglie similari combattute che contribuiscono a rafforzare la posizione.
Ci presentiamo all’incontro a Palazzo Chigi Vittorio Sgarbi, Rosa Filippini, una delle storiche fondatrici dei Verdi ed io e veniamo puntualmente ricevuti dal Presidente: Vittorio ci introduce ed introduce il tema della difesa del paesaggio per cui tanto ha combattuto nel silenzio generale, lasciandoci lo spazio di intervenire; Rosa Filippini presenta un’agghiacciante dossier sulle tante, troppe deturpazioni ambientali causate dalle pale eoliche che investono l’Italia intera e si preoccupa del fatto che nel “decreto semplificazioni” si prevede di abolire il parere autorizzativo delle Soprintendenze nel caso non esista un vincolo paesaggistico; è un fatto grave e chiaramente strumentale.

Il mio intervento davanti al Presidente Draghi

“Presidente, ringraziandoLa per l’opportunità che ci viene concessa, Le parlerò del progetto di parco eolico che si vuole realizzare alle Egadi, che, nel Paese che si è dotato dell’art.9 come articolo fondante della sua Costituzione, dovrebbe, deve essere considerato “irricevibile” già dalla presentazione del suo titolo; irricevibile non per il suo impatto visivo, non per il suo impatto acustico, non perché interessa una zona di mare di profondo interesse archeologico, non perché interferisce con le rotte degli uccelli migratori, non perché devia le rotte di navigazione, non perchè l’energia prodotta non serve alla Sicilia che ha già raggiunto i limiti che la rete gli consentono e, di conseguenza, verrà trasferita in Campania ma semplicemente perché un parco eolico nel mare delle Egadi non si può fare. La Sicilia ha già pagato negli anni 50 e 60 la politica energetico industriale che ha distrutto con raffinerie ed impianti petroliferi zone come Priolo, Augusta, Milazzo, Gela; ed oggi, inseguendo una nuova similare necessità, attraverso la proliferazione delle pale eoliche e dei campi fotovoltaici sui terreni agricoli, si vuole ripetere l’errore passato che stiamo ancora pagando, devastando in maniera irreparabile paesaggi ed agricolture e lasciando, tra vent’anni, nel loro fine vita produttivo, tonnellate di rottami da smaltire.
Il problema della riduzione del CO2 è certamente da affrontare con urgenza e vari sono i trattati firmati che ci obbligano ma va adeguato al nostro principio costituzionale, noi siamo l’Italia, noi siamo il Bel Paese e l’Europa deve consentirci di rimanere tali perché la bellezza è il genoma che ci caratterizza; adeguare le politiche al nostro dettato costituzionale significa che si parta dal paesaggio e si studino di conseguenza le soluzioni certamente necessarie: la strada potrebbe essere quella dei piccoli impianti finanziati al 100%, così come l’ecobonus, con i soldi del Recovery plan che dovrebbe obbligare per legge tutti i palazzi, tutti gli edifici pubblici, gli ospedali, le scuole, i capannoni industriali e quelli agricoli a dotarsi di impianti fotovoltaici per l’autosufficienza energetica; questa Politica raggiungerebbe quattro grandi obiettivi: 1) autosufficienza energetica ad effettivo vantaggio dei cittadini che si troverebbero azzerati i costi in bolletta (al contrario oggi la bolletta è caricata di costi aggiuntivi per la produzione verde) 2) azzerare il business delle mafie 3) salvaguardare definitivamente il paesaggio 4) creare lavoro su tutto il territorio nazionale
Questa azione andrebbe accompagnata da una urgente e decisa campagna sulle riduzioni delle emissioni nei sistemi dei trasporti ed andrebbe monitorata dopo 5 anni per correggere eventualmente la direzione.
Che un primario gruppo energetico metta un annuncio sui giornali in cui ricerca terreni agricoli da affittare o acquistare per l’installazione di campi fotovoltaici segna la morte dell’agricoltura e la sconfitta del Bel Paese.”
Travolto dalle passioni ferite degli interlocutori, già a conoscenza della problematica ma colpito dalle immagini e dai racconti ascoltati, il Presidente si è fatto carico del tema ripromettendosi di convocare i Ministri competenti e rinviando ad ulteriori analisi con le associazioni ma adombrando la minacciosa scure della politica dell’Europa sul tema.

La politica difenda la bellezza

Questo è il resoconto, reso quasi fosse un verbale, dell’incontro; non so se il Parco delle Egadi si farà e non so quanto si potrà cambiare direzione, certamente vorrei da cittadino, da Italiano una Politica che imponesse e non subisse, imponesse in nome della propria bellezza e del principio costituzionale che la tutela e che in quanto tale non ammette compromessi. Il Presidente Draghi avrebbe l’autorevolezza per farlo, vedremo cosa farà. L’alternativa è quella di cancellare l’art.9.

 Il progetto del parco eolico

Dovrebbe essere il più grande del mondo, con 190 turbine che verranno collegate attraverso cavi sottomarini lunghi circa 200 chilometri fino al punto di connessione antistante la costa di Termini Imerese, ed è stato presentato per una durata trentennale della concessione dalla Renexia S.p.A., società che ha sede a Chieti e che opera da tempo nel comparto delle energie rinnovabili. Il parco eolico sarà, a 60 chilometri dalle coste siciliane e di fronte alle coste tunisine. Verrà utilizzato il sistema floating: cioè con pale ancorate ma non infisse nel fondale, una tecnologia studiata e perfezionata per salvaguardare al massimo l’ambiente. Si attende la valutazione di impatto ambientale, prevista entro i primi sei mesi del 2023. Le turbine verrebbero installare a ovest delle tre isole: da progetto, il parco eolico off-shore disterà 27 chilometri da Marettimo, 49 chilometri da Favignana e 63 da Marsala. L’avviso è stato pubblicato dal Comune di Trapani, per la concessione demaniale, e dalla Capitaneria di Porto. La richiesta di concessione demaniale marittima – al largo della costa occidentale della Sicilia e delle Isole Egadi, nel Mar Tirreno Meridionale e Canale di Sicilia – è propedeutica alla costruzione del parco eolico offshore con fondazioni galleggianti.

Il progetto prevede investimenti totali per nove miliardi di euro e vede in prima linea il binomio Toto holding e la sua controllata Renexia, mano operativa nel comparto delle energie rinnovabili. A Novembre ha preso il via ufficialmente l’iter autorizzativo con la presentazione al Ministero delle infratrutture la concessione marittima con l’obiettivo di ottenere, entro il primo semestre del 2023, la valutazione di impatto ambientale. Risolte le questioni documentali sarà il fondo Apollo Global management ad intervenire sulla parte finanziaria.