Di Giovanni Pizzo

La riffa che si è aperta sulla DC Nuova, sa di molto vecchio e già visto. Da anni ci sono cause e procedimenti giudiziari sull’eredità del più grande e plurale partito popolare italiano del dopoguerra. Questa innescata dal modenese Samorì è l’ultima di tante faide che nulla hanno di cristiano e poco pure di democratico. Di fatto ci si vuole spartire simboli e voti, a volte più potenziali che reali, ma tutto è stimolato da un istinto di competizione. Si subdora ormai da tempo, complice il dibattito sulla legge elettorale proporzionale, che si corra verso il voto anticipato. Con evidenti ripercussioni sulle elezioni regionali. Samorì è ormai da tempo un mestierante della politica, ha fluttuato tra gruppi e formazioni minori da quando fondò un partito movimento denominato MIR. Già qui si vede l’imprinting da Messico e nuvole, in quanto MIR è l’acronimo di Moderati In Rivoluzione, come il famoso PRI, Partito Rivoluzionario Istituzionale che ha governato il Messico da Emiliano Zapata in avanti per 70 anni. Tutto ed il suo contrario in un nome che già denota quantomeno del bipolarismo non politico. Oggi la mossa da vicesegretario in carica, per dimissioni di Cuffaro in seguito all’inchiesta siciliana, di sospendere uno dei fedelissimi del fondatore della Dc Nuova, il segretario regionale Stefano Cirillo, accusato di fedeltà al Capo e dileggio della magistratura. Ora, parliamoci chiaro, senza i siciliani la DC Nuova non ha nemmeno il prefisso telefonico, ma i simboli in politica contano. Come lo scudo crociato oggi di pertinenza dell’Udc di Lorenzo Cesa, che sembra voglia adottare i dispersi e confusi accoliti di Totò, per rivestirli di nuovo, come il Valentino dei versi, per il rimpasto del governo siciliano. Tutto questo non è politica, che ha attirato sotto queste bandiere tanti giovani, a parte qualche “anziano”. Sa pochissimo di politica,  di comunità, e molto di escamotage di sopravvivenza più per gli eletti che per i militanti. Cosa assolutamente legittima, ma priva di connotazione politica, e soprattutto di leadership che solo, ed esclusivamente,  Totò Cuffaro aveva. Un’altra riffa furbamente aperta a Caltagirone, terra di Sturzo e dell’appello ai “Liberi e forti “ è stata aperta da “Scateno” De Luca, all’insegna del senza Totò vi proteggo io, e vi assicuro la famosa asticella della sopravvivenza, quella del 5% alle regionali. Molto real politik, ma la politica, l’acqua,  i servizi sociali, gli anziani, i poveri, i comuni al dissesto, la salute bistrattata nelle logiche di potere, in tutto questo dove sta?

Morto, per ora politicamente Cuffaro, chiunque in Sicilia ne cerca le spoglie, senza una visione o una speranza, solo accaparramento, “La roba” di Verga in salsa politica. Non sa molto di “Nuovo” tutto questo, gran parte dei voti moderati siciliani e non, dopo Tangentopoli, vennero presi all’asta del consenso da Berlusconi, che però offriva almeno un progetto e una leadership. Qui sembra che si voglia prendere una multiproprietà, non una costruzione, ma alcune settimane di uso per scopi di bottega.

Anche lo stesso Schifani, preoccupato per le sorti della sua maggioranza, che in Cuffaro aveva il primo cardine, cerca di partecipare al sorteggio, avendo in mano personalmente le deleghe ritirate dopo l’inchiesta.

Nel vangelo, per chi è  cristiano ed ha fatto il catechismo, si dice beati i miti perché erediteranno la terra. Viene in mente la terra dei vigneti di Cuffaro, dove oltre duemila invitati a luglio si recarono per festeggiare un matrimonio. Tra questi forse anche chi, con scarsa mitezza, vuole ereditare il suo terreno più ambito. Il consenso.


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