La Cgil riparte da Portella della Ginestra per rimettere al centro il lavoro nel ricordo della strage di 78 anni fa e rilanciare la mobilitazione del sindacato per la difesa della democrazia e dei diritti con il voto dell’8 e 9 giugno ai referendum.

Oggi alle 8.30 la giornata si è aperta con la commemorazione al cimitero di Piana degli Albanesi e la deposizione di una corona di fiori nella cappella, da parte della Cgil, dell’amministrazione comunale e dell’eparchia di Piana.

Alle 9,30 il raduno presso la Casa del Popolo di Piana. Il corteo, preceduto dalla banda di Mezzojuso “Giuseppe Petta”, è partito intorno alle 10 per raggiungere il pianoro di Portella della Ginestra, memoriale della strage.

Al Sasso di Barbato, davanti a diverse centinaia di persone, si è svolta la cerimonia, introdotta dal minuto di silenzio e dalla lettura dei nomi delle vittime da parte di Chiara Sciortino, dell’associazione Portella, nipote di Ignazio Plescia, uno dei superstiti della strage. In apertura, i saluti di Maria Modica, responsabile della Camera del Lavoro di Piana degli Albanesi.

“Come ogni anno – ha detto Maria Modica – ci ritroviamo a Portella della Ginestra per rinnovare il ricordo delle vittime del 1° maggio 1947, quando la banda di Salvatore Giuliano, aprì il fuoco sulla folla di contadini e lavoratori riuniti per celebrare la festa dei lavoratori, causando 13 morti. A 78 anni da quell’eccidio, Portella rimane un simbolo della lotta per i diritti, la giustizia sociale e la democrazia. In un mondo che cambia spesso a scapito dei più deboli, e il lavoro diventa sempre più fragile e diseguale, questa giornata rinnova e rilancia il nostro impegno per un lavoro sicuro, dignitoso, libero e ben retribuito”.

Quindi gli interventi del segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo, del presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, del segretario generale Cgil Sicilia Alfio Mannino, e le conclusioni della segretaria confederale Cgil nazionale Francesca Re David.

La Cgil, da Portella, con la manifestazione intitolata “Partigiani del lavoro”, ha rinnovato l’appello alla mobilitazione per i quesiti referendari, con i quali si chiede di restituire dignità, tutele e sicurezza al lavoro e sulla cittadinanza.

“La mobilitazione, iniziata da tempo continua con il voto dell’8 e 9 giugno e anche dopo, per cambiare questo paese – ha detto il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo – Noi non ci stiamo e all’attacco al diritto di sciopero, al contratto nazionale, al principio di rappresentanza, alle libertà e alla indipendenza dell’informazione, alle libertà e all’ indipendenza della magistratura, rispondiamo con una mobilitazione ancora più forte, che ci serve per vincere la campagna dei cinque sì, nonostante tutto. I referendum ci danno la possibilità di rimettere al centro della vita politica e sociale del paese temi che spesso sono stati rappresentati contrapposti o che altri vorrebbero che fossero contrapposti, cioè: i diritti sociali e i diritti civili. Invece questa è una unica grande battaglia che unisce lavoro e cittadinanza, “la vera rivolta sociale è andare a votare””.

“Per il sistema e le lobby che governano il mondo il voto dei cittadini è superfluo, anzi viene scoraggiato e svalorizzato – ha aggiunto Ridulfo – Non è necessaria l’esistenza stessa della democrazia e tutti lavoratori, italiani e migranti, sono in competizione tra di loro: devono produrre di più e costare sempre meno. Tutto questo mentre la ricchezza è concentrata in poche persone miliardarie e le famiglie a rischio povertà sono quasi un quarto del totale. Il 90 per cento delle morti sul lavoro avviene negli appalti e in maggioranza colpisce i lavoratori precari. A lavoro povero, pensione povera. A Palermo e provincia un quarto della popolazione vive di pensioni e prestazioni sociali. Questo succede mentre si aumentano le spese militari e mentre si spacciano provvedimenti per i lavoratori come il cosiddetto cuneo fiscale, finanziato dal governo attraverso maggiori tasse per i lavoratori”.

Di fronte alla povertà crescente, per la Cgil Sicilia deve avviarsi una fase di riscatto: decisiva per il lavoro di qualità è la vittoria del Sì al referendum dell’8 e 9 giugno.

“Oggi lavoratrici e lavoratori, soprattutto in Sicilia, soffrono una condizione di povertà crescente per certi versi inedita. Il lavoro da sinonimo di libertà è diventato sinonimo di precarietà, quando chi lavora è costretto ad accettare condizioni precarie che portano con sé minori diritti, meno sicurezza, meno libertà”: lo ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, nel suo intervento a Portella della Ginestra.

“Così cresce l’incertezza del futuro, che da fatto individuale diventa condizione generale, riflettendosi su tutta la società e pregiudicandone lo sviluppo. Questo- ha sottolineato Alfio Mannino- deve essere un primo maggio di riscatto. Un’occasione per rilanciare la battaglia per il lavoro di qualità. In questo senso uno snodo fondamentale è il referendum dell’8 e del 9 giugno. Andiamo a votare per affermare la dignità di chi lavora, per mettere fine a precarietà e incertezza, per dotarci di strumenti in più per affermare la sicurezza sul lavoro. Il lavoro deve tornare ad essere una festa, una libertà che si sostanzia di diritti e che consente di costruire il futuro. Le lavoratrici e i lavoratori devono essere protagonisti nelle scelte che li riguardano”.

“E’ un privilegio fare il 1maggio a Portella – ha detto la segretaria Cgil nazionale Francesca Re David – La Cgil dal 1947 non ha mai mancato un appuntamento in questo luogo perché è importante capire cosa significa combattere per la libertà e la giustizia sociale, come ci ricordano i morti della strage di Portella. Oggi è un primo maggio per la salute e la sicurezza sul lavoro. Si muore di lavoro perché non si ha rispetto delle persone, perché il lavoro è considerato una merce. Noi dobbiamo rimettere al centro il valore del lavoro e i nostri referendum hanno proprio questo scopo”.