L’aiuto dell’Unione europea viene meno nella nostra Regione. Bruxelles ha interrotto l’erogazione dei fondi comunitari alla Sicilia e lo ha messo nero su bianco in un documento. Lo si legge infatti, in una lettera di cinque pagine firmata dal direttore generale Politica regionale, Marc Lemaitre, nella quale si bacchetta la Sicilia sulle procedure messe in campo recentemente per aumentare i livelli di spesa ed evitare di perdere i finanziamenti comunitari.

Come scrive il Giornale di Sicilia di oggi, che ha fatto un’analisi del documento, l’interruzione dei pagamenti, della quale si vociferava da giorni, riguarderà almeno i prossimi sei mesi.

Ma come vengono spesi i fondi europei? E’ la domanda che tutti si pongono adesso.
In pratica la Regione anticipa le somme per finanziare i bandi, somme che devono essere certificate a Bruxelles che fatte le opportune verifiche rimborsa l’ammontare esatto speso dalla Regione.
Bruxelles ha comunicato formalmente che non rimborserà le somme che la Regione ha certificato nei primi sei mesi di quest’anno, si tratta di 10 milioni ma la questione è ben più grave: come scrive ancora il Giornale di Sicilia, entro fine anno – dunque dentro la finestra dei sei mesi di sanzione – Palazzo d’Orleans dovrebbe spendere 400 milioni, pena la restituzione a Bruxelles delle somme rimaste nei cassetti.

Dai controlli effettuati da Bruxelles sono emerse irregolarità nella spesa dei fondi alle quali la Regione dovrà adesso rimediare pena il blocco delle erogazioni. Per il momento dalla Regione non trapela eccessivo allarmismo, la lettera è stata presa come una sorta di ‘alert’.

Ma nel documento spedito da Bruxelles si legge che “la Regione è invitata a dare conferma che la spesa dichiarata è priva delle problematiche individuate. In assenza di questa conferma provvederemo a interrompere il termine di ogni futura domanda di pagamento intermedio fino a che le problematiche non siano state risolte e siano state ottenute garanzie sulla legalità e regolarità della spesa”.

Ci sono anche degli appalti contestati, e riguardano i cosiddetti progetti retrospettivi. Si tratta di mega appalti che sono stati finanziati dalla Regione ma che inizialmente non erano compresi nei piani di spesa dei fondi europei. Inoltre sono opere iniziate e a volte concluse prima che arrivasse l’ok al piano di spesa dei fondi comunitari.

Nella lettera inviata alla Regione si legge ancora che “sono state dichiarate alla Commissione spese sostenute prima del periodo di ammissibilità, ad esempio fatturate nel 2013, e spese non ancora sostenute al momento del pagamento (Iva e altre tasse)”. E inoltre: “Gli auditori della Commissione hanno individuato irregolarità sugli appalti per 4 degli 8 progetti controllati: Raddoppio allestimento centri funzionali della Protezione civile, Raddoppio ferroviario Palermo-Carini tratta B, Opere fognarie Aci Castello, Riqualificazione urbana del Comune di Bronte”.

Ma le irregolarità non si fermerebbero qui. Ad esempio per il progetto di potabilizzazione a Vulcano e Lipari, si legge ancora nella lettera che “era stato completato prima che la domanda di ammissione a finanziamento fosse trasmessa, in violazione del regolamento comunitario”.

La lettera arrivata da Bruxelles impone quindi di “rivedere le procedure di selezione per i progetti retrospettivi e svolgere un esame dettagliato di tali operazioni per assicurare che rispettino i criteri di selezione approvati dal comitato di sorveglianza”.

I fondi chiesti dalla Regione per questi progetti sono stati già rimborsati dall’Ue a gennaio. Ma per il futuro, è questo il senso profondo della lettera, la Regione deve allinearsi alle regole e alle procedure comunitarie come “la checklist delle verifiche non sufficientemente dettagliate”.