Palermo

Scorie radioattive in Sicilia, è rivolta, già raccolte duemila firme in poche ore

“Quando ho letto delle ipotesi di siti di stoccaggio di rifiuti nucleari a Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula,  Petralia Sottana e Butera ho pensato ad uno scherzo di cattivo gusto. Purtroppo è solo l’ennesima barzelletta di un governo che ha poche e confuse idee sul futuro della nostra isola”.

E’ solo l’ultimo intervento in ordine di tempo. A parlare, stavolta è l’assessore alle Attività produttive della Regione Siciliana Mimmo Turano.

Il governo regionale si prepara a dire di no “La Sicilia rispetto a un tema così delicato e complesso, come quello dello smaltimento dei rifiuti nucleari e, quindi, della tutela ambientale, non può accettare l’idea di scelte calate dall’alto. Riteniamo fondamentale, sul tema ambientale ancora più che su altri, un pieno confronto tra Governo nazionale, Governo Regionale e le comunità locali interessate” sostiene l’assessore regionale al Territorio e Ambiente Toto Cordaro.

Leggi anche

Scorie nucleari in Sicilia, il no degli industriali e la mobilitazione politica

“Vale la pena ricordare – prosegue Cordaro – che in questi primi tre anni, dopo gli ingiustificabili ritardi dei Governi precedenti, abbiamo finalmente varato, tra gli altri, il Piano per la tutela della qualità dell’aria, il Piano per la mitigazione dell’inquinamento acustico, il piano Amianto, il piano alluvioni e istituito l’Autorità di Bacino.
Il Governo Musumeci, quindi, ha posto da sempre il tema della tutela ambientale ai primi posti della sua azione e rassicuro tutti che continueremo ancora a farlo con decisione. Il confronto è essenziale, senza fare terrorismo ma neppure senza minimizzare”.

Contro l’ipotesi di dar vita a quattro siti di smaltimento dei rifiuti nucleari sono insorti tutti dalla Coldiretti agli ambientalisti e perfino le associazioni sicilianiste come Antudo mentre i partiti di opposizione, come fanno i 5 stelle, puntano il dito contro la Regione e la invitano ad una opposizone ferma nel rispetto di quanto approvato dall’Assemblea regionale siciliana in materia. Ci sono interventi dell’Anci, del Comitato sulla zone Franche Montane, dei territori. Forte l’opposizione leghista che parte delleadr Matteo Salvini e prosegue con l’interventodel segretario della Lega in Sicilia Nino Minardo. Durala posizone dei comuni attraverso l’Anci.

Leggi anche

Scorie nucleari in Sicilia, governo della Regione convocato d’urgenza da Musumeci

E in poche ore ha raggiunto duemila firma la petizione contro questa eventualità. La raccolta firme nasce a tutela di Butera anche se la situazione non è diversa altrove. Può essere firmata sulla piattaforma change

Nel dettaglio, i comuni coinvolti dal piano sono Trapani, Calatafimi-Segesta, Castellana Sicula, Petralia Sottana, Butera e potrebbero ospitare in futuro le scorie nucleariderivanti dalle centrali dismesse. In base a questi pareri, il Ministero dello Sviluppo Economico convaliderà la versione definitiva della Carta, ovvero la Cnai, la Carta Nazionale delle Aree Idonee. La Cnai sarà il risultato dell’aggiornamento della Cnapi sulla base dei contributi emersi durante la consultazione pubblica. Sarà una procedura fortemente partecipata e trasparente, condotta coinvolgendo gli amministratori e i cittadini tutti, e al termine della quale potranno pervenire le candidature dei comuni.

La costruzione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi di bassa e media intensità e del Parco tecnologico annesso prevede dei benefici economici per il territorio che lo ospiterà. “Il decreto legislativo n.31 del 2010, al fine di massimizzare le ricadute socio-economiche e occupazionali legate al progetto, riconosce al territorio che ospiterà il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico un contributo di natura economica, secondo modalità che gli Enti Locali interessati regoleranno attraverso la stipula di una specifica convenzione con Sogin– si spiega sul sito del deposito nazionale – Tutti i paesi nei quali è in corso la realizzazione di depositi per i rifiuti radioattivi hanno adottato un sistema di benefici diretti e indiretti per le comunità che ospitano questi impianti, non solo come indennizzo per la porzione di territorio che sarà occupata per un lungo periodo, ma anche per riconoscere una forma di valore aggiunto alle comunità che accettano di partecipare alla realizzazione di un servizio essenziale per lo sviluppo del Paese.

 

Leggi l'articolo completo