Nuova tappa a Palermo attorno all’albero della pace in via D’Amelio del progetto ‘La Rotta Mediterranea della Legalità’, promosso dalle associazioni Sicurezza partecipata e sviluppo, New sardinia sai di Cagliari e il Centro studi Paolo e Rita Borsellino di Palermo. Hanno preso parte all’iniziativa il questore di Palermo Maurizio Calvino, il vice prefetto Attilio Carnabuci, il presidente dell’antimafia Antonello Cracolici, i rappresentanti presidente del centro studi Paolo e Rita Borsellino.
E’ la prima edizione della Rotta Mediterranea della Legalità”, un progetto itinerante di sensibilizzazione ai valori della legalità e dell’antimafia che unisce simbolicamente e idealmente Sestu – città natale di Emanuela Loi – e Palermo, in particolare via D’Amelio, luogo della memoria e del ricordo del giudice Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
L’iniziativa si svolge a bordo della Samurai Jack, barca confiscata alla criminalità e ora trasformata in laboratorio di legalità e partecipazione, simbolo di questo progetto. A bordo educatori, professionisti, artisti e due giovani inseriti in percorsi di giustizia minorile. La rotta toccherà Palermo, dove l’equipaggio è arrivato oggi in occasione della Giornata internazionale contro il traffico illecito di droga.
“Il progetto intende connettere simbolicamente e concretamente territori, esperienze e istituzioni, nel segno della memoria attiva e dell’impegno civile, anche grazie all’uso delle tecnologie digitali al servizio della legalità – dice il comandante della nave Simone Camba – Un viaggio simbolico e reale nel cuore del Mediterraneo tracciato per onorare la Memoria dei Martiri della Legalità e trasmettere il valore del loro sacrificio alle nuove generazioni”. “Le date del 23 maggio e del 19 luglio hanno segnato l’identità di questa città e della Sicilia, sono impresse nella nostra memoria, ma la memoria non può limitarsi al ricordo, deve servire ad attualizzare l’Impegno contro la mafia – ha detto il presidente della commissione Antimafia all’Ars, Antonello Cracolici – E anche se la mafia non spara, fa comunque affari, corrompe, penetra la società. Per questo la conoscenza della mafia non può essere un fatto privato, ma deve diventare senso comune. Abbiamo il dovere di tenere alta la vigilanza e capire le ragioni, ad esempio, di questo massiccio riarmamento delle famiglie mafiose”.
Nel pomeriggio sarà prevista una tappa alla stazione dei carabinieri Uditore, via Bernini, ex rifugio dove fu individuato il capomafia Salvatore Riina.






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