La Corte Costituzionale ha messo un punto fermo su una disputa normativa di grande rilievo per il servizio sanitario regionale siciliano, respingendo il ricorso del governo nazionale contro le scelte di Palazzo d’Orléans.
Al centro del contendere l’articolo 6 della legge regionale 26/2025, con cui la Regione Siciliana ha stanziato 15 milioni di euro per incrementare i rimborsi della specialistica ambulatoriale convenzionata.
L’iniziativa legislativa nasceva dalla necessità di mitigare gli effetti del “decreto tariffe” nazionale del novembre 2024. Secondo la Regione, il nuovo nomenclatore ministeriale aveva ridotto eccessivamente i valori economici di alcune prestazioni -specialmente in ambiti critici come la cardiologia e la medicina di laboratorio – mettendo a serio rischio la sostenibilità delle strutture e, di riflesso, l’effettiva erogazione dei servizi ai cittadini.
Nel corso del giudizio, la Regione Siciliana è stata difesa dagli avvocati Nicola Dumas e Enrico Pistone Nascone. L’avvocato Dumas, presente in udienza pubblica per illustrare le ragioni dell’ente, ha evidenziato come l’intervento non mirasse a introdurre prestazioni extra, ma a garantire l’efficacia di quelle già incluse nei livelli essenziali di assistenza (Lea), utilizzando risorse proprie del bilancio regionale e non i fondi vincolati al piano di rientro.
L’Avvocatura dello Stato aveva impugnato la norma sostenendo che la Sicilia, essendo sottoposta a piano di rientro dal disavanzo sanitario, non potesse aumentare le tariffe senza il previo via libera dei Tavoli tecnici ministeriali.
Tuttavia, la sentenza del giudice Maria Alessandra Sandulli ha chiarito un principio di fondamentale importanza stabilendo che le Regioni possono aumentare le tariffe nazionali se utilizzano risorse proprie autonome (come quelle derivanti da entrate tributarie regionali) e non il Fondo Sanitario Nazionale. La manovra rientra nella competenza concorrente regionale in materia di tutela della salute, poiché spetta alla Regione organizzare il servizio per rendere effettivi i diritti dei cittadini sul territorio.
Il vincolo di bilancio non impedisce di investire fondi extra-sanitari per evitare che il diritto alla salute venga compromesso da tariffe nazionali ritenute non congrue alla realtà operativa locale.
La decisione della Consulta rappresenta un precedente significativo: riconosce che il rigore finanziario non può tradursi in un limite invalicabile quando una Regione decide di impiegare risorse proprie per salvaguardare il “nucleo invalicabile” del diritto alla salute. In definitiva, i giudici costituzionali hanno dichiarato inammissibili o non fondate tutte le censure mosse dallo Stato, legittimando pienamente l’operato della Regione Siciliana.
Schifani: “Un risultato importante a
“Un risultato importante per la Regione Siciliana e per l’azione del mio governo. La decisione della Corte costituzionale riconosce in modo chiaro gli spazi di autonomia finanziaria e ordinamentale della Regione in materia sanitaria, confermando la legittimità della scelta, da noi fortemente voluta, di destinare maggiori risorse regionali per incrementare le tariffe di alcune prestazioni ambulatoriali e garantire così una più efficace erogazione dei livelli essenziali di assistenza”.
Lo dice il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, commentando la decisione della Corte costituzionale, che ha respinto il ricorso del governo nazionale sull’articolo 6 della legge regionale 26/2025 con la quale sono stati stanziati 15 milioni di euro per incrementare la spesa per l’assistenza specialistica ambulatoriale convenzionata.
“Ma quello che più conta – aggiunge – è che questo provvedimento permetterà di erogare maggiori prestazioni ai cittadini, riducendo tempi di attesa e avvicinando la sanità siciliana ai bisogni concreti della gente. Desidero infine ringraziare l’Ufficio legislativo e legale della Regione per il lavoro preciso e determinante che ha reso possibile questo risultato”.
Il plauso di MpA
“Non posso che esprimere soddisfazione per un risultato che consegue il duplice obiettivo di una erogazione sempre più diffusa delle prestazioni sanitarie e di una risposta concreta al grido di allarme lanciato in questi mesi dal comparto specialistico ambulatoriale, sempre più provato da insostenibili costi di gestione dell’attività” dice il deputato regionale del gruppo Mpa-Grande Sicilia e componente della commissione Sanità Giuseppe Lombardo.
“Si tratta – prosegue Lombardo – di un provvedimento voluto dal governo regionale e su cui sì è espresso il parlamento all’unanimità, pienamente consapevole dell’importanza strategica di una misura inserita nel piano di abbattimento delle liste di attesa della cui attuazione chiederemo una verifica”.






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