In Piazza Bellini, nel centro storico di Palermo, è situata uno degli esempi più imponenti del barocco palermitano: La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria.

Nel 1310 la nobildonna Benvenuta Mastrangelo, rimasta vedova per la seconda volta e senza eredi, decide di fare testamento ordinando che in tutte le sue proprietà nel quartiere del Cassaro venisse fondato un monastero femminile sotto il controllo dei frati domenicani.

All’inizio il monastero ospitava tutte le donne poco di buono, diventando “rifugio per peccatrici pentite“. Nel corso degli anni, essendo sempre più ricco grazie alle cospicue donazioni, iniziò ad ospitare ragazze di buona famiglia, soprattutto aristocratiche, divenendo il monastero più ricco e importante della città.

Queste ragazze, che portavano ingenti doti, venivano fatte entrare in età giovanissima e al compimento del dei ventun’anni prendevano i voti. Praticamente “prigioniere per scelta”, le ragazze accettavano di buon grado di prendere i voti a causa di un’etica familiare molto pesante, infatti, imponeva a ciascun membro della casa di accettare le scelte e le strategie matrimoniali della famiglia che erano sempre orientate dalla logica del lignaggio. Quindi, anche la monacazione forzata rientrava in queste strategie.

Diventato così ricco ed importante, le suore del monastero vollero costruirne uno ancora più bello e sfarzoso (quello che oggi possiamo ammirare). Promotrice della costruzione della nuova chiesa fu l’ultima delle Badesse perpetue, suor Maria del Carretto dei conti di Racalmuto.