Armao o non Armao, questo è il dilemma. Riconfermare una nomina tecnica o far confluire questa scelta nell’elenco delle nomine politiche da fare e dividerla fra le forze della maggioranza come da manuale Cencelli? Si apre una fase di incertezza per il futuro della Commissione tecnica scientifica (Cts) della Regione Siciliana. Concluso il mandato del presidente uscente Gaetano Armao, l’organismo deputato alle autorizzazioni ambientali si trova al centro di un confronto politico all’interno della maggioranza di governo, nonostante i dati sull’attività degli ultimi anni evidenzino un netto cambio di passo sul fronte delle pratiche evase e in più di una occasione il Presidente della Regione, renato Schifani, abbia inserito nei suoi report proprio il lavoro fatto dalla Commissione in questi anni mostrando apprezzamento.

Il bilancio dell’attività: i numeri della Cts

L’andamento della Commissione nell’ultimo periodo ha registrato una forte accelerazione nello sblocco dei dossier energetici e ambientali, storicamente soggetti a lunghi tempi di attesa. Sotto la guida di Armao, la Cts siciliana ha registrato una delle percentuali più alte a livello nazionale per il rilascio di pareri favorevoli legati agli impianti di energia da fonti rinnovabili. Questo incremento della produttività ha permesso alla Sicilia di superare in anticipo gli obiettivi intermedi sulla quota di nuove energie rinnovabili assegnati dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, traguardi originariamente fissati con scadenza al 2030. Tra i dossier più rilevanti trattati figurano le istruttorie per i progetti di impianti eolici marini galleggianti posizionati al largo delle coste siciliane. L’impatto economico di tale accelerazione si lega direttamente alla diversificazione energetica regionale: l’aumento della quota di rinnovabili punta all’abbassamento dei costi energetici industriali (inclusi quelli legati alle raffinerie dell’Isola) e alla riduzione del consumo di gas nelle centrali termoelettriche, con riflessi sulla stabilità dei prezzi in bolletta.

Le dinamiche politiche guardando al rinnovo

Nonostante il parere favorevole alla riconferma espresso dal presidente della Regione, Renato Schifani, il mandato di Armao è giunto a scadenza senza un rinnovo formale. La vicenda, ora, si inserisce in un quadro di accese trattative interne ai partiti della coalizione di governo. La presidenza della Cts, in virtù del peso strategico dell’organismo nella gestione delle autorizzazioni per investimenti milionari, è divenuta, così, oggetto di rivendicazione da parte delle diverse forze politiche.

Non solo Cts, la partita dei sottogoverni

I partiti sono attualmente impegnati nella definizione degli equilibri di sottogoverno, una trattativa che coinvolge anche i vertici di altri enti regionali strategici, come l’Irfis e l’Esa, in vista della programmazione per la prossima tornata elettorale.

L’assessorato al Territorio e Ambiente, guidato da Giusi Savarino, ha comunque specificato che la Commissione prosegue regolarmente le proprie attività ordinarie. La reggenza temporanea della Cts è stata affidata alla vicepresidente, Maria Chiara Tomasino.

Le prospettive per la governance

Il dibattito politico si concentra adesso sui criteri per la scelta del successore. Negli ambienti tecnici si sottolinea il rischio che un prolungato stallo o una nomina dettata esclusivamente da logiche spartitorie (il cosiddetto “manuale Cencelli”) possano rallentare il trend positivo della Commissione, proprio in un momento in cui la Sicilia è chiamata a gestire una mole critica di investimenti legati alla transizione energetica.

Le ipotesi e i profili al vaglio

Le forze politiche stanno valutando due principali binari per la scelta del nuovo presidente: da una parte la scelta di un profilo puramente politico-partitico: un nome espresso direttamente da Fratelli d’Italia (un avvocato amministrativista o un tecnico d’area di fiducia) possibilmente con una indicazione che venga dall’assessorato di competenza, il territorio e Ambiente. Questo allo scopo dichiarato di riequilibrare i pesi politici interni alla giunta rispetto alle nomine espresse da Forza Italia. Dall’altra la soluzione di continuità tecnica con l’ipotesi di una figura istituzionale o accademica di garanzia condivisa dai leader dei partiti, in grado di evitare strappi interni alla maggioranza tra il presidente Renato Schifani e i vertici di FdI. Schifani sembra intenzionato a tenere saldo il punto ma ha dimostrato molte volte di avere anche a cuore gli equilibri soprattutto con FdI partito che lo ha proposto nel 2022 senza mai tirarsi indietro e ribadendo anche oggi, che lo Schifani bis è fattibile.

Una Commissione tecnica da sottrarre alle logiche politiche

Ma la Cts è una Commissione tecnica che storicamente non è mai (o quasi) stata inserita nel manuale Cencelli per la spartizione delle poltrone. Almeno questa l’interpretazione dei tecnici che ricordano come, nel precedente governo retto da Nello Musumeci, oggi ministro in quota Fratelli d’Italia come di Fratelli d’Italia è l’assessore regionale al territorio e Ambiente Giusi Savarino, a presiedere la Commissione sia stato chiamato Aurelio Angelini, certamente non un uomo d’area politica, al contrario ben lontano politicamente dai partiti di maggioranza.

Ci sono, poi, i numeri della composizione della commissione: 55 membri. Sul fronte territoriale 22 i palermitani e 10 gli agrigentini a fronte di 7 catanesi, 5 messinesi e tutte e altre province rappresentate da 3 membri (3 sono romani). Sul fronte professionali 15 sono avvocati, 15 ingegneri, 10 geologici, 7 architetti a sottolineare proprio la tecnicità della commissione stessa