I finanzieri del comando provinciale di Palermo hanno eseguito un sequestro di beni immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di circa 700.000 euro, all’imprenditore edile antimafia Giuseppe Piraino, che denunciò e fece arrestare e condannare gli esattori del racket delle estorsioni.

L’imprenditore e la società di cui era rappresentante legale, a ottobre 2025, erano stati destinatari di un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Palermo, su richiesta della procura, per un importo complessivo di oltre 3,5 milioni di euro, in relazione ai reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e indebita compensazione dei crediti inesistenti.

Dalle indagini dopo aver sentito 30 amministratori di condominio erano emersi irregolarità sui bonus edilizi relativi agli interventi di riqualificazione di numerosi complessi residenziali, circa la parziale assenza dei lavori, la carenza della documentazione. Ad aprile del 2026, sempre in relazione ai medesimi fatti, Piraino e la società sono stati raggiunti da misure interdittive del divieto temporaneo di esercitare l’attività di impresa e del divieto di contrarre con la pubblica amministrazione, dell’esclusione di agevolazione, finanziamenti, contributi o sussidi, a seguito di un pronunciamento della cassazione.

I finanzieri nel corso delle indagini hanno rilevato numerose movimentazioni finanziarie, per importo complessivo di oltre 280 mila euro, disposte dai conti della società e da quelli del legale rappresentante verso i conti della consorte e di individuare diversi immobili, per un valore di circa 400 mila euro, schermati all’interno di un trust.

La presente attività di servizio, eseguita sotto l’egida e il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo, si inserisce nel quadro delle linee strategiche dell’azione del Corpo, a contrasto delle frodi in materia di agevolazioni fiscali concesse a sostegno di famiglie e imprese, a tutela della legalità economico-finanziaria del Paese.

La replica dell’imprenditore Giuseppe Piraino

“Nessuno ha nascosto fondi, nessuno ha nascosto conti correnti, nessuno ha commesso delle distrazioni fatte per rubare soldi. Questo sia ben chiaro sia alla polizia giudiziaria sia anche a chi sta facendo le indagini. Stiamo facendo opposizione. E abbiamo messo a disposizione della polizia giudiziaria fin da subito tutti i miei documenti, tutti i miei fondi, tutte le mie proprietà a disposizione”. Lo dice Giuseppe Piraino, imprenditore antimafia finito in un inchiesta per truffa aggravata a cui sono stati sequestrati prima 3,5 milioni di euro, adesso altri 700 mila euro.

“Se avessi voluto distrarre fondi sicuramente non li andavo a mettere su un conto corrente legato a un mio parente così vicino – aggiunge l’imprenditore – Sono sequestri cautelari a fronte di un procedimento che devo affrontare, penale di un processo dove io farò opposizione e dimostrerò sicuramente la mia buona fede e il mio corretto uso di quello che è stato la mia società costruzioni. Affronterò il processo e mi rimetterò nella mani della giustizia. Io non ho mai operato in malafede. Siamo vittime del sistema diabolico dei crediti. Sistema ci ha imposto di non poter vendere i crediti, di non poter compensare le tasse, di non poter finire i lavori, di poter svendere i crediti istituti bancari compresi”.