Nel 2025 l’export italiano torna a crescere, segnando un +3,3% su base annua e confermando la capacità del sistema produttivo di reagire alle incertezze globali. Dietro il dato nazionale, però, si nascondono dinamiche territoriali molto diverse, come evidenziato dall’ultimo aggiornamento Istat.
La geografia dell’export: Sicilia tra le regioni più in difficoltà
La Sicilia registra una delle performance più negative del Paese, con un –10,8%, subito dietro a Basilicata (–17,8%) e Sardegna (–11,4%), seguita dalle Marche (–7,6%). La contrazione dell’Isola è legata soprattutto al calo delle vendite di prodotti petroliferi raffinati, settore che continua a pesare in modo determinante sulla struttura export regionale. A livello macro‑territoriale, il 2025 vede un’Italia a velocità differenziate: il centro Italia cresce del 13,2%, il nord‑ovest del 2,3%, il nord‑est del 2%, il sud del 3,2%, mentre le Isole arretrano dell’11%. Il centro si conferma l’area più dinamica, compensando la crescita più moderata del nord e le difficoltà delle regioni insulari.
Province: Siracusa guida i cali, Firenze e Arezzo trainano la crescita
Nel dettaglio provinciale, nel 2025 i territori che contribuiscono maggiormente alla crescita dell’export nazionale sono Firenze, Arezzo, Trieste, Varese e Frosinone; mentre le flessioni più marcate si registrano a Siracusa — la peggiore a livello nazionale — seguita da Milano, Cagliari, Ascoli Piceno e Siena.
Destinazioni: boom della Toscana verso Svizzera, Francia e Spagna
Sul fronte dei mercati di sbocco, i contributi positivi più significativi arrivano dalla Toscana verso la Svizzera (+201,1%), la Spagna (+76,4%), la Francia (+39,2%), gli Stati Uniti (+19,9%) e i Paesi OPEC (+44,5%), e dal Lazio verso gli Stati Uniti (+54,2%). I contributi negativi più evidenti derivano invece dalla Toscana verso la Turchia (–55,8%), dal Lazio verso i Paesi Bassi (–24%) e dall’Emilia‑Romagna verso gli Stati Uniti (–6,5%).
I settori trainanti: farmaceutica e metallurgia spingono l’export
Il comparto che nel 2025 ha inciso maggiormente sulla crescita dell’export italiano è quello farmaceutico, chimico‑medicinale e botanico, che da solo contribuisce per 2,6 punti percentuali all’aumento complessivo. Seguono i metalli di base e i prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, con un punto percentuale aggiuntivo trainato soprattutto dalla Toscana. I settori più penalizzati sono invece quelli degli articoli sportivi, dei giochi, degli strumenti musicali e dei preziosi, oltre ai prodotti petroliferi raffinati provenienti da Sicilia e Sardegna.
Un export sempre più selettivo e polarizzato
Il quadro delineato dall’Istat mostra un export italiano che cresce, ma in modo sempre più selettivo. A trainare sono le filiere ad alta specializzazione e i territori maggiormente integrati nei mercati internazionali, mentre altre aree — come le regioni insulari — faticano a mantenere competitività. Per le imprese, la sfida dei prossimi anni sarà rafforzare la presenza nei settori ad alto valore aggiunto, colmare i divari territoriali e investire in innovazione e internazionalizzazione. In un contesto globale instabile, la capacità di posizionarsi nelle filiere più dinamiche rappresenterà la leva decisiva per sostenere la crescita.
(fonte: Cribis – Istat)






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