In base ai dati dello Studio pagamenti Italia di Cribis relativi al primo trimestre 2026, la puntualità nei pagamenti delle imprese italiane è in leggero calo e restano profonde differenze tra territori, dimensioni aziendali e settori.

Le microimprese si riconfermano le più puntuali nei pagamenti

Secondo le rilevazioni dello studio, che ha analizzato le abitudini di pagamento delle aziende nei primi tre mesi dell’anno, il 42,4% delle imprese paga puntualmente (-1% rispetto al terzo trimestre 2025 e -2,3% rispetto al primo trimestre 2025). I ritardi gravi, oltre i 90 giorni, sono invece il 4,2% (-01% vs quarto trimestre 2025 e -0,7% vs primo trimestre 2025). Se si considerano le dimensioni aziendali, le microimprese si confermano le più affidabili con il 43,2% di pagamenti puntuali, ma anche quelle con la maggiore incidenza di ritardi gravi (4,8%). Le piccole imprese hanno un tasso di puntualità del 41,5%, mentre i grandi ritardatati sono il 2%. Le aziende di medie dimensioni sono puntuali per il 35,6%, con ritardi gravi dell’1,5%. Infine, le grandi imprese sono le meno affidabili (21,3%) e hanno una quota di grandi ritardi dell’1,5%.

La Sicilia tra le regioni meno puntuali nei pagamenti

Il divario territoriale resta uno degli elementi più critici. Le aree più virtuose solo il nord est, con il 50,1% di pagamenti puntuali, e il nord ovest con il 47,7%. Seguono il centro (37,8%) il sud e isole (32,1%). Sul fronte dei grandi ritardi invece si passa dal 2,4% del nord est al 3,1% del nord ovest, al 5% del centro e al 6,7% di sud e isole. Le regioni con la maggiore percentuale di puntualità sono la Lombardia (51,8%), l’Emilia-Romagna (51,6%), il Veneto (51,4%), le Marche (50,1%), il Piemonte (43,9%) e il Friuli-Venezia Giulia (44,7%)

All’opposto, quelle meno puntuali sono la Sicilia: 27,8%, la Calabria: 27,4%, il Lazio (30,7%) e la Sardegna (31,4%)

I dati provinciali: Agrigento e Messina fra le province meno puntuali

Approfondendo ulteriormente l’analisi, tra le province più puntuali nei pagamenti spiccano Sondrio, Bergamo, Belluno, Vicenza e Brescia, mentre fra le province con i maggiori ritardi troviamo Crotone, Cosenza, Agrigento, Messina e Reggio Calabria. I dati sulla puntualità dei pagamenti confermano la concentrazione delle performance migliori nel Nord e delle criticità nel Mezzogiorno.

I settori economici con i maggiori ritardi gravi

Commercialmente è molto importante capire quanto affidabili siano i propri partner. Un dato che dipende molto anche dall’attività svolta e dal settore di appartenenza.

I comparti merceologici con la maggiore percentuale di ritardi gravi sono i ristoranti e i bar (8,1%), le costruzioni (6,2%), i servizi per le persone (5,8%), grande distribuzione e distribuzione organizzata e la locazione immobiliare (5%), mentre quelli con una quota inferiore di grandi ritardatari sono l’industria siderurgica (2,2%), le industrie chimiche (1,8%) e l’industria della carta e affini (1,7%). A livello tendenziale, è interessante notare che dal confronto con il terzo trimestre 2024, l’industria siderurgica registra una riduzione dei ritardi gravi del -3,5%, mentre i servizi alla persona un aumento dello +0,4%.

Pagamenti: gestione della liquidità sempre più strategica

Il sistema dei pagamenti B2B (business – to – business) in Italia mostra una certa stabilità a inizio 2026. Il calo dei ritardi gravi è un segnale positivo, ma il loro peso e le forti differenze territoriali indicano che il percorso verso una solidità finanziaria diffusa in tutta Italia è ancora in corso. Per le imprese italiane, la gestione del credito commerciale e dei flussi di cassa resta una leva strategica fondamentale, soprattutto in un contesto macroeconomico incerto come quello attuale.

Monitorare con precisione entrate e uscite consente alle aziende di prevenire tensioni finanziarie, ottimizzare il capitale circolante e ridurre l’esposizione al rischio di insolvenza. Una pianificazione finanziaria efficace, supportata da strumenti di analisi predittiva e da informazioni aggiornate sui comportamenti di pagamento dei clienti, permette inoltre di migliorare la capacità decisionale, negoziare condizioni commerciali più sostenibili e affrontare con maggiore solidità eventuali shock economici. In uno scenario ancora disomogeneo come quello italiano, poter contare su dati aggiornati, saperli elaborare e mettere al servizio delle strategie aziendali rappresenta un grande vantaggio competitivo.