Ad una settimana dalla consultazione referendaria si profila un sostanziale pareggio fra le posizioni del Sì e quelle del No e i comitati che sostengono le due ragioni si sfidano alla ricerca degli ultimi voti. A fare la differenza, però, “sarà la capacità di mobilitare gli elettori e portarli alle urne” secondo il Presidente della Regione siciliana Renato Schifani che ha consegnato ad una intervista pubblicata oggi da “Il Giornale ” il suo pensiero sulla riforma e il suo appello per il Sì.
Schifani: “La riforma frena la degenerazione correntizia”
“Negli anni le degenerazioni correntizie nella magistratura e alcune contiguità con la politica hanno alimentato polemiche e sfiducia ed è necessario rafforzare la figura del giudice terzo e imparziale, la cui carriera non sia condizionata da logiche correntizie o dinamiche che l’avvicinino a una delle parti del processo” dice Schifani al Giornale e poi ricorda Luigi Sturzo per il quale “l’indipendenza è cosa diversa dall’irresponsabilità”.
“La riforma mira a rafforzare la prima (l’indipendenza) e a superare le distorsioni che hanno messo in discussione la credibilità del sistema”.
Unificazione delle carriere introdotta in epoca fascista
“La separazione delle carriere non è una battaglia di parte ma una riforma di civiltà giuridica che avvicina l’Italia alle principali democrazie occidentali. In Francia, Germania, Regno Unito o Stati Uniti la distinzione tra giudici e Pm è un principio consolidato. Superare l’unificazione delle carriere, introdotta in epoca fascista, significa modernizzare il sistema e rafforzare le garanzie per i cittadini”.
Sicilia terra di magistrati eroi ma oggi clima pesante?
“In Sicilia il tema della giustizia è particolarmente sentito. Qui la magistratura ha dato esempi altissimi di coraggio con figure come Falcone, Borsellino, Livatino e Chinnici, che hanno sacrificato la vita nella lotta alla mafia. A quella magistratura va garantito tutto il sostegno dello Stato. Ma è giusto intervenire per evitare che degenerazioni o usi impropri del ruolo possano offuscare il lavoro di tanti magistrati che servono lo Stato con onore”.
La sfida delle urne
“La differenza la farà la capacità di portare gli elettori alle urne” dice ancora Schifani al Giornale. “Esiste, infatti, una quota significativa di cittadini favorevoli alla riforma che, tuttavia, non ha ancora deciso se recarsi alle urne. La sfida politica è proprio questa: trasformare il con-senso potenziale in partecipazione reale. Per questo è fondamentale convincere questi cittadini che il loro voto può essere decisivo”.






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