È stata fissata per domani, davanti al gip di Palermo, l’udienza di convalida del fermo di Samuel Acquisto, il diciottenne finito in manette ieri con l’accusa di concorso in strage.

Avrebbe istigato Salvatore Calvaruso, il ragazzo fermato nei giorni scorsi, a fare fuoco sulla folla dopo una rissa con un gruppo di ventenni di Monreale. Nella sparatoria hanno perso la vita Salvatore Turdo, Andrea Miceli e Massimo Pirozzo.

Il diciottenne sarebbe stato, poi, alla guida della moto a bordo della quale Calvaruso ha lasciato la zona del triplice delitto. A carico di Acquisto le dichiarazioni di otto testimoni che lo hanno anche riconosciuto in foto e le immagini di video-sorveglianza degli esercizi commerciali di via D’Acquisto, la strada in cui la strage è avvenuta.

Aadesso si stringe il cerchio attorno al secondo pistolero e ad almeno quattro giovani palermitani coinvolti nella carneficina costata la vita ad Andrea Miceli, Massimo Pirozzo e Salvatore Turdo.

Ieri i carabinieri, che continuano ad andare a caccia anche delle armi, hanno sottoposto a fermo per concorso in strage Samuel Acquisto di 18 anni, un ex pugile legato ad ambienti criminali (è nipote di Michele Acquisto, condannato a 9 anni e 4 mesi in via definitiva al processo Addiopizzo 5, per mafia ed estorsioni), così come il suo grande amico Salvatore Calvaruso, il diciannovenne fermato poco dopo la tragica notte del 26 aprile e che, secondo gli inquirenti, ha impugnato una pistola semiautomatica, sparando una pioggia di fuoco.

A istigarlo a fare fuoco, secondo i pm Luisa Vittoria Campanile e Felice De Benedittis, che hanno firmato il nuovo provvedimento restrittivo, quella sera sarebbe stato proprio Acquisto – immortalato dalle telecamere di videosorveglianza e indicato da otto testimoni – alla guida di una Bmw Gs sul cui sellino posteriore avrebbe preso posto l’amico Calvaruso.

L’individuazione della moto in un box da parte degli investigatori, oltre che i passi in avanti nelle indagini, hanno convinto il giovane a presentarsi spontaneamente alla squadra mobile assieme all’avvocato Riccardo Bellotta e di farsi interrogare. Dell’indagato si sono poi occupati i carabinieri, titolari delle indagini. Il giovane ha ammesso di essersi trovato a Monreale durante la sparatoria ma poi ha fornito dichiarazioni contraddittorie e reticenti, definite dagli inquirenti “illogiche”.