La ricostruzione della notte di violenza nel centro di Palermo si arricchisce di dettagli decisivi dopo la decisione del giudice per le indagini preliminari. Resta in carcere Pietro Graziano, il giovane di ventitré anni accusato del tentato omicidio di Alice Badalamenti, la ragazza ferita gravemente alla tempia mentre si trovava all’interno di un’Audi Q3 guidata dal fidanzato. Il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare, delineando un quadro indiziario pesante e respingendo le giustificazioni addotte dall’indagato.

La svolta nelle indagini partorita da un’auto abbandonata

Le indagini hanno subìto un’accelerazione decisiva poche ore dopo i fatti, attorno alle 4:45 della notte tra domenica e lunedì. Mentre la vittima veniva trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Villa Sofia, in via Isidoro La Lumia i carabinieri hanno notato una Fiat 500 nera ancora parcheggiata. A recuperare il veicolo si è presentato il compagno della madre di Graziano, il quale ha raccontato ai militari di essersi allontanato a piedi durante il fuggi fuggi generale.

Il controllo all’interno dell’abitacolo ha permesso di ritrovare una giacca di jeans, indicata dall’uomo come appartenente a “Piero”. Gli accertamenti successivi hanno incrociato questo dato con i vecchi verbali di controllo del territorio: il ventitreenne era infatti già stato fermato a bordo di quella stessa vettura a febbraio e a maggio.

I video smentiscono la tesi della difesa

Davanti al pubblico ministero, il giovane ha ammesso di aver sparato ma ha sostenuto di aver mirato verso il basso per spaventare il conducente dell’Audi, temendo di essere investito. Questa versione è stata però smentita dalle immagini delle telecamere di sorveglianza analizzate dagli investigatori. I filmati mostrerebbero chiaramente l’uomo con il braccio teso ad altezza uomo, intento a esplodere i colpi direttamente contro l’abitacolo e i finestrini della vettura.

Durante l’udienza di convalida, assistito dall’avvocato Corrado Sinatra, l’indagato ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, rilasciando solo spontanee dichiarazioni sulle modalità con cui avrebbe raggiunto e lasciato la zona della movida.

Il gip e l’acquisto della pistola

Il giudice Lorenzo Chiaramonte ha definito semplicemente risibile la versione fornita dal ragazzo sull’origine dell’arma, un revolver Hopkins & Allen a cinque colpi. Graziano aveva infatti dichiarato di aver acquistato la pistola appena mezz’ora prima della rissa da uno sconosciuto incontrato per strada.

Nell’ordinanza viene sottolineata l’estrema pericolosità sociale del giovane e la sua incapacità di autocontrollo. Secondo il magistrato, la disponibilità immediata di un’arma da fuoco dimostra il legame con ambienti criminali che il ventitreenne ha cercato deliberatamente di non chiarire, rendendo la custodia in carcere l’unica misura idonea a interrompere tali contatti.

Il blitz a casa e il sequestro del revolver

L’identificazione definitiva è avvenuta grazie alla descrizione degli indumenti indossati dal pistolero nei video: una maglietta bianca, jeans con dettagli slavati, tracolla, cappellino scuro e scarpe Nike nere. Quando le forze dell’ordine si sono presentate nella sua abitazione in via Albergheria, il giovane è rientrato poco dopo indossando abiti diversi.

Messo stretto dalle domande degli inquirenti, il ventitreenne ha deciso di consegnare spontaneamente la pistola. Dopo essersi allontanato nel retro dell’abitazione, è tornato mostrando il manico nero del revolver che custodiva nella tasca dei pantaloni. Insieme all’arma sono stati consegnati anche i vestiti utilizzati durante la serata, ritenuti perfettamente compatibili con quelli visibili nelle registrazioni.