Lotta al caporalato da una parte, fondi per l’assistenza i disabili dall’altra.  Si alza l’attenzione nel settore del caporalato dopo i drammatici fatti dei giorni scorsi ad Amendolara e la Sicilia si pone come capofila degli interventi nel mezzogiorno

Rafforzamento del coordinamento

“Rafforzare ulteriormente il coordinamento tra istituzioni nazionali, regionali e locali, forze ispettive, parti sociali e terzo settore è una necessità assoluta affinché la tutela della vita, della dignità e della sicurezza dei lavoratori diventi una priorità concreta e non più rinviabile”  dichiara l’assessore regionale alla Famiglia, alle politiche sociali e al lavoro, Nuccia Albano, dopo i gravissimi fatti di cronaca registrati nei giorni scorsi ad Amendolara, in Calabria, costati la vita a quattro giovani braccianti.

La Regione capofila per gli interventi nel meridione

Un intervento a nome della Regione Siciliana in quanto ente capofila del partenariato interregionale per il progetto Su.Pr.Eme. 2 (Sud protagonista nel superamento delle emergenze), finanziato dal Fami 2021-2027 e dal Pn Inclusione e lotta alla povertà, ossia il piano strategico mirato a contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo dei migranti in agricoltura.

L’esponente del governo Schifani, esprimendo il più profondo cordoglio e una ferma condanna per l’accaduto, ha evidenziato come tale drammatico episodio, che evoca altre recenti e inaccettabili tragedie nei campi siciliani, imponga alle coscienze e alle istituzioni un salto di qualità definitivo nell’azione di contrasto a un sistema che alimenta un circolo vizioso di povertà e sopraffazione.

Calabria, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia insieme

“In qualità di capofila del partenariato tra le cinque Regioni del Sud Italia (Calabria, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia) – aggiunge l’assessore – avvertiamo il preciso dovere istituzionale di promuovere un impegno strutturale, continuo e condiviso capace di incidere in profondità sulle cause economiche e sociali di questo fenomeno, superando una volta per tutte la logica degli interventi frammentati. La normalizzazione di queste pratiche disumanizzanti non è tollerabile né compatibile con i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana e dalle convenzioni internazionali. Il nostro impegno, come amministrazione alla guida del partenariato meridionale, sarà totale per riaffermare che il lavoro deve essere unicamente veicolo di legalità, sicurezza e dignità umana”.

Qui di milioni per i disabili gravi

Altro tema affrontato in assessorato in questi giorni è quello della disabilità. Quindici milioni di euro per i servizi integrativi, aggiuntivi e migliorativi e l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione per gli alunni con disabilità gravissima o ad alta intensità di cura che frequentano le scuole comunali dell’infanzia e le scuole primarie e secondarie di primo grado. L’assessorato regionale della Famiglia, delle politiche sociali e del lavoro ha impegnato e liquidato la somma ai distretti socio-sanitari dell’Isola che avranno il compito di trasferire le risorse ai singoli Comuni in base al fabbisogno reale manifestato dalle amministrazioni locali, fornendo così un’assistenza che integra quella igienico-personale già di competenza del personale Ata.

Una risposta concreta ai comuni con fondi per il diritto allo studio e integrazione sociale

“Con questo provvedimento – dichiara l’assessore Nuccia Albano – diamo una risposta concreta e immediata alle famiglie siciliane e ai Comuni, scongiurando qualsiasi rischio di interruzione di servizi che sono essenziali per il diritto allo studio e l’integrazione sociale dei nostri ragazzi più fragili. Non si tratta solo di una procedura contabile, ma di un impegno politico preciso: garantire che nessun allievo resti indietro per mancanza di assistenza specialistica, assicurando al contempo ai distretti la liquidità necessaria per operare in questa direzione”.

I fondi per i disabili gravissimi

L’importo viene assegnato sulla base del numero di disabili minori gravissimi comunicato dai singoli distretti socio-sanitari e riconosciuti, dall’Unità di valutazione multidisciplinare o dal medico specialista dell’Asp di residenza dell’alunno, ad “alta intensità di cura”.