Ci sono nuovi sviluppi sulle indagini sulla drammatica sparatoria che il 27 aprile dello scorso anno ha sconvolto Monreale, lasciando sul selciato tre morti e due feriti.
La Procura per i minorenni, guidata da Claudia Caramanna, ha iscritto nel registro degli indagati un ragazzo di 17 anni. L’ipotesi di reato contestata è quella di favoreggiamento personale. Nella giornata di ieri, i carabinieri hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione del giovane, sequestrando il suo telefono cellulare e alcuni capi di abbigliamento che potrebbero risultare determinanti per chiarire la sua posizione e il suo eventuale ruolo nel post-agguato.
Parallelamente, la Procura ordinaria diretta da Maurizio de Lucia ha chiesto il rinvio a giudizio per i tre giovani arrestati nell’immediatezza dei fatti. Salvatore Calvaruso, 19 anni, Samuel Acquisto, 18 anni, e Mattias Conti, 20 anni, devono rispondere della gravissima accusa di strage, oltre che di rissa aggravata e detenzione illegale di armi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, supportata dalle indagini della Compagnia di Monreale, Calvaruso e Conti sarebbero stati gli esecutori materiali che hanno aperto il fuoco ad altezza d’uomo. Acquisto, invece, avrebbe incitato i complici a sparare per poi agevolare la fuga a bordo di una Bmw Gs nera.
Il bilancio di quella notte di follia, avvenuta durante i festeggiamenti per il Santissimo Crocifisso davanti al bar 365 di via Benedetto D’Acquisto, è stato pesantissimo. Sotto i colpi dei killer sono caduti Salvatore Turdo, Massimo Pirozzo e Andrea Miceli. Altri due giovani, tra cui un minorenne, sono rimasti feriti. Le testimonianze raccolte e i video delle telecamere di sorveglianza hanno immortalato una sequenza agghiacciante: una banale discussione in strada si è trasformata in pochi istanti in un’esecuzione di stampo militare, scatenando la reazione violenta del gruppo proveniente dal quartiere Zen di Palermo.
Tra le pieghe dell’inchiesta emerge un dettaglio inquietante e quasi profetico contenuto in alcuni messaggi scambiati tra due delle vittime prima della tragedia. Andrea Miceli, consapevole della pericolosità di certi contesti, aveva messo in guardia il cugino Salvatore Turdo dopo un precedente diverbio avuto proprio con un giovane dello Zen. Miceli raccomandava prudenza, suggerendo quasi di “fare il finto tonto” per evitare ritorsioni. Nelle chat analizzate dagli investigatori si legge un avvertimento che oggi suona come un tragico presagio: proprio i giovanissimi, descritti con disprezzo ma timore, sono quelli che circolano armati e non esitano a premere il grilletto per un nonnulla.
Ora l’attenzione degli investigatori si concentra sul materiale sequestrato al diciassettenne per capire se abbia aiutato i killer a nascondersi o a disfarsi delle armi subito dopo la strage. La comunità di Monreale, ancora scossa da un evento di tale ferocia avvenuto nel pieno di una festa religiosa, attende che la giustizia faccia il suo corso per una vicenda che ha mostrato il volto più brutale della criminalità giovanile.






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