Tagli agli ospedali e polemiche – Curarsi è un diritto. Ovvia, banale considerazione, che assomiglia sempre più a uno slogan, soprattutto mentre in Sicilia si scaldano i motori per le elezioni regionali.
La telenovela sulla riorganizzazione delle rete ospedaliera, di cui abbiamo ampiamente raccontato, svela uno degli aspetti più gravi di questo meccanismo: al di là di tante belle parole, a chi stanno a cuore i malati? Degli utenti interessa poco anche se tutta la macchina, dai manager degli ospedali ai dirigenti regionali agli assessori e al presidente, si regge sulle loro tasse.
A. – nome di fantasia perché preferisce mantenere l’anonimato – ha il cancro ed è in cura all’ospedale Giglio di Cefalù da anni. Quando ha letto della chiusura del reparto di oncologia del nosocomio è entrato in crisi. Perché quando lotti per vivere, non puoi porti il problema di trovare un’altra struttura in cui curarti, di come iniziare un nuovo percorso soprattutto umano, con i medici, con gli infermieri, con tutti quelli cui chiedi di aiutarti e di tenerti stretta la mano mentre combatti contro la malattia.
A. ha trascorso notti insonni cercando nuovi riferimenti in altre strutture e quando li ha trovati, dietrofront, ha letto che al San Raffaele nulla cambierà. Che suona come, “non ci fu niente, pigliamoci il caffè”, con cui in Sicilia si dirimono tutte le contese.
Peccato che in mezzo a questo caffè pacificatore e agli scaricabarile, ci siano le vite di tanti come A. rimasti senza parole ma con tante paure. E a noi stanno a cuore le loro storie non lo storytelling politichese sulla sanità.
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