L’Ars riparte dalle due riforme in coda. A due settimane dal nulla di fatto oggi pomeriggio si torna a discutere di due riforme, quella degli Enti Locali e la legge che detta le nuove regole per la dirigenza regionale. Dopo lo stop ed il rinvio della discussione sulla legge per gli enti locali di due settimane fa, oggi, a partire dalle 15,00. in aula si torna a discutere di una legge controversa. E’ il primo punto all’ordine del giorno di una seduta che vede come seconda voce proprio la riforma della dirigenza.

La riforma degli Enti Locali e i suoi tre cardini

La riforma degli Enti Locali, tacciata di essere una legge fuffa dalle opposizioni, oltre a norme come gettoni di presenza e permessi obbligatori, in realtà ha al suo interno tre passaggi cardine. Si tratta dl terzo mandato per i sindaci dei comuni al di sotto dei 15.000 abitanti, dell’obbligo di almeno il 40% di donne nelle giunte  comunali e della prima applicazione del consigliere supplente, ovvero il primo dei non eletti che sostituisce il consigliere che va a fare l’assessore ma torna a lasciargli il posto nel caso in cui smetta di svolgere il suo ruolo  in giunta.

La questione femminile

Sulla questione femminile è pendente un appello firmato da tutte le 15 donne che occupano uno scranno a sala d’ercole, le deputato di ogni schieramento hanno chiesto ai colleghi di votare la norma a viso aperto, senza ricorrere al voto segreto

I tempi

Ma il vero tema sono i tempi. La legge va approvata entro domani se si vuole farla entrare bin vigore fra primavera ed inizio estate quando si andrà al voto amministrativo in Sicilia. Passata questa data non ci saranno più i tempi e dunque la norma slitterà, in prima applicazione, al 2027. Alla finestra ci sono diversi sindaci in scadenza che aspettano di sapere se potranno ricandidarsi fra maggio e giungo.

Nessun accordo

Fra i partiti non c’è alcun accordo, L’unica norma che sembra non portare con se problemi è quella sul consigliere supplente mentre sui sindaci c’è chi punta proprio a far slittare i tempi e dunque l’applicazione. Sulla presenza femminile, poi, chi è contrario non lo dice ma il partito trasversale del “non s’ha da fare’ esiste.

Un altro spettacolo indecoroso di liti e tradimenti è probabile anche oggi e si potrebbe scegliere di invertire l’ordine dei lavori e partire con la riforma della dirigenza se fosse impraticabile la discussione sugli Enti Locali

Il tema della dirigenza

Anche alla luce del via libera della scorsa settimana da parte della Corte dei Conti al terzo rinnovo contrattuale del comparto regionale, c’è da affrontare il nuovo ordinamento della dirigenza. Qui ad intervenire a gamba tesa è Nello Dipasquale del Pd che chiede di rimettere questa riforma al centro dell’agenza politica: “Il centrodestra governa la Sicilia da otto lunghi anni e non è ancora riuscito a portare avanti una riforma dei dirigenti regionali, preferendo proseguire con un sistema di nomine che non consente di avere i migliori nei posti più importanti e decisivi dell’amministrazione pubblica” sostiene il deputato regionale del Partito Democratico, Nello Dipasquale, che negli anni ha presentato due ddl per un riordino della dirigenza della Regione basato su un’articolazione in due fasce: il ddl 798 del 2020 e il ddl 88 del 2022.

La prima proposta di legge fu avanzata nella precedente legislatura, la seconda in quella attuale. “L’obiettivo era quello di mettere ordine in questo settore pur essendo opposizione all’Ars – ricorda Dipasquale – ma questo centrodestra non sceglie il merito e preferisce altre strade che non passano dall’autonomia dei direttori generali. Fare una riforma seria significa garantire figure apicali autonome nella burocrazia regionale – conclude Dipasquale -, significa scegliere persone libere e che non sono ostaggio delle nomine”.

Ma in discussione non c’è la proposta Dipasquale, piuttosto la riforma varata dalla giunta che è propedeutica, anche, ai concorsi. E la regione necessita di dirigenti