Elezioni anticipate sì, elezioni anticipate no. La politica regionale siciliana si interroga sull’immediato futuro e su quello immediatamente successivo guardando al 2027. Il dibattito delle ultime settimane sembra essersi spostato dall’analisi oggettiva del voto amministrativo ad un continuo giocare sul concetto di elezioni anticipate.
Non ci saranno elezioni anticipate
Il messaggio che qualcuno, nella stessa maggioranza, vorrebbe far passare di elezioni anticipate per sfruttare, magari, le divisioni attuali (gli autonomisti sono maestri in questo gioco delle alleanze) per far pesare i propri voti, non sembra destinato a passare. Nell’andamento del governo regionale non c’è un motivo solido per avanzare una ipotesi del genere se non le tensioni che si sono sempre viste fin da inizio legislatura.
Chi vorrebbe andare al voto
Al voto, però, vorrebbero andare non solo gli Autonomisti. Sarebbe utile a Cateno de Luca che è già in campagna elettorale e si considera l’ago della bilancia fra i due poli. Sarebbe utile a Ismaele La Vardera al quale non farebbe bene un anno e mezzo eternamente in campagna elettorale. Anche perché adesso ha due sindaci di riferimento ed è noto, in politica, che chi governa perde un pezzo di consenso soprattutto nella prima fase del suo governo. E lo chiede, di andare al voto, anche il Pd (I 5 stelle lo hanno già chiesto più volte in passato) da ultimo con una dichiarazione del capogruppo all’Ars Michele Catanzaro. E, infine, c’è anche la frangia interna a Forza Italia che vorrebbe cavalcare la situazione attuale per cercare spazio.
Perché non succederà
Ma questo non succederà sia perché partiti come la Lega (con quel che resta della Dc) e Fratelli d’Italia non intendono offrire il fianco, sia perché correre alle urne solo in Sicilia non sembra una strategia gradita a Roma.
Da una parte, dunque, Lega, Dc e Forza Italia ribadiscono che il governo va avanti e rilanciano anche il secondo mandato, dall’altro Fratelli d’Italia (partito che aveva proposto Schifani nel 2022, non dimentichiamolo) manda a dire all’alleato azzurro che se il candidato non dovesse essere Schifani non è scontato che debba essere un forzista, tutt’altro.
L’unica vera eventualità di elezioni anticipate
L’unica vera eventualità di elezioni anticipate si chiama election day. Se, insomma, a Roma la strategia della Premier Giorgia Meloni dovesse essere quella di cui si favoleggia da due anni, ovvero dar vita ad un’unica giornata elettorale nel 2027 per Camere, regioni e grandi comuni, allora si voterebbe nelle prossima primavera. In quel caso elezioni anticipate, sì, ma solo di qualche mese, sei al massimo. Non certo ora.
Il vertice di maggioranza
In questo clima si aspetta il vertice di maggioranza fra i partiti della coalizione che doveva essere convocato dopo i ballottaggi ma ancora non ha una data fissata. Sarà quella la sede in cui i partiti affronteranno le loro questioni interne e decideranno come andare avanti (non se). Stavolta, probabilmente, la sequenza sarà diversa rispetto al passato. Prima Forza Italia che completare i suoi confronti interni, poi toccherà ai partiti della colazione incontrarsi e solo dopo, alla luce dei risultati, Schifani affronterà con gli alleati il tema tesoretto: mezzo miliardo di euro da spendere per il quale in aula all’Are deve esserci un accordo che eviti fughe in avanti e franchi tiratori






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