Nuovi spari della banda del kalashnikov stavolta nel quartiere Zen in via Luigi Einaudi. Nel mirino di quello che appare come un chiaro segnale intimidatorio sono finite una pizzeria e una macelleria della zona. Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalla polizia, i malviventi avrebbero agito con estrema rapidità, esplodendo diversi proiettili che hanno danneggiato le saracinesche e le vetrine dei due locali, lasciando a terra i bossoli di un’arma da guerra.
Dinamica dell’agguato notturno
Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia e la sezione scientifica per effettuare i rilievi balistici e isolare l’area. L’utilizzo di un kalashnikov evoca scenari inquietanti per la sicurezza cittadina, suggerendo la presenza di un gruppo criminale organizzato e dotato di un arsenale pesante, già ribattezzato nelle cronache locali come la banda del kalashnikov. Gli inquirenti stanno vagliando diverse ipotesi, sebbene la pista del racket delle estorsioni rimanga quella più accreditata, data la natura degli obiettivi colpiti.
I precedenti e il clima di tensione
L’episodio non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una preoccupante scia di precedenti che ha interessato la periferia palermitana negli ultimi mesi. Solo poche settimane fa, un’altra attività commerciale a breve distanza era stata bersagliata con modalità pressoché identiche, alimentando il clima di tensione tra i residenti e i commercianti della via Einaudi. La reiterazione di tali atti suggerisce una strategia precisa volta a riaffermare il controllo del territorio attraverso la violenza e la paura.
Indagini in corso e analisi delle immagini
Al momento, le forze dell’ordine stanno analizzando i filmati delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, sperando di individuare elementi utili per tracciare il percorso di fuga dei responsabili. Nonostante la gravità dell’accaduto, non si registrano feriti, poiché l’attacco è avvenuto in orario di chiusura, ma il danno d’immagine e psicologico per l’intera comunità rimane profondo. Le indagini proseguono a ritmo serrato per dare un volto e un nome a chi continua a sfidare lo Stato con l’uso delle armi.






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