“Tradita dalla Giustizia italiana, questa sentenza è una presa in giro”. Loredana Zerbo, la madre di Paolo La Rosa, il giovane assassinato la notte del 24 febbraio del 2020 davanti al Millenium di Terrasini, al culmine di una rissa, non usa giri di parole per contestare il verdetto emesso dal Tribunale di Palermo. Secondo la Procura, l’omicida di Paolo sarebbe stato Alberto Pietro Mulè. Per lui i pm avevano chiesto l’ergastolo, la corte ha condannato Mulè a 16 anni di reclusione.  Loredana Zerbo ha partecipato all’ultima puntata di Casa MInutella, il talk show condotto da Massimo Minutella, in onda su BlogSIcilia, Tempostretto e Video Regione.

Tradita dalla Giustizia italiana

Loredana Zerbo era in aula ad ascoltare la decisione dei giudici: “quando ho sentito la sentenza, mi sono sentita presa in giro . Guardavo il presidente che leggeva e dentro di me pensavo, mi sta prendendo in giro. Sono profondamente delusa, è come se mi avessero pugnalato alle spalle, come se la giustizia italiana mi avesse tradito”. “Noi abbiamo fatto di tutto per fare in modo che la giustizia italiana facesse decidesse correttamente – continua la madre – e pensavamo che questa vicenda fosse da esempio per tutti. Mio figlio Paolo è stato ucciso, mio figlio non c’è più, è morto non ritorna più. Ma tanti altri ragazzi ancora sono in vita e noi lottiamo per questi ragazzi. A loro è stato mandato il messaggio più sbagliato che potessero. Hanno l’autorizzazione di poter fare qualsiasi cosa,  perché tanto alla fine non la paghi”.

Zerbo, “lo Stato cautela i delinquenti”

Lo Stato tutela i delinquenti. E’ l’amara constatazione di Loredana Zerbo. “è la prima riflessione, sappiamo che in Italia finora è andata così finora è andata così. Tutti quelli che prendono una pena alla fine non la scontano tutta perché comunque con la buona condotta e così via in qualche modo lo Stato italiano li cautela. Lo Stato cautela troppo i delinquenti.

“Paolo è stato colpito alle spalle”

La signora non riesce a darsi pace. E non capisce perché al presunto omicida del figlio non siano state contestate le aggravanti: “Paolo è stato colpito alle spalle” è il drammatico sfogo della donna. Le richieste del procuratore aggiunto Ennio Petrigni e del sostituto Daniele Sansone erano ben più pesante. La Procura aveva chiesto l’ergastolo per Mulè.   La Corte d’Assise ha però ritenuto insussistenti le aggravanti dell’omicidio, cosa che avrebbe permesso all’imputato di essere processato con il rito abbreviato (invece ha fatto il dibattimento). La pena è stata quindi comminata rispetto a questo aspetto tecnico.