Sono passati tre medi dalla tragedia di Via Ruggero Marturano quando due operai persero la vita perché la gru che sorreggeva il cestello sul quale stavano lavorando ai balconi dell’attico di un palazzo si piegò facendo precipitare il cestello per dodici piani.

Fillea, Filca e Feneal si sono dasti appuntamento proprio in via Ruggero Maturano per un presidio per ricordare Daniluc Tiberi Un Mihai, di 49 anni e Najahi Jaleleddine, di 41 anni. Uno striscione è stato appeso a pochi passi dal luogo del disastro sotto gli occhi dei familiari delle vittime e dell’associazione che raggruppa le famiglie degli operai morti a Casteldaccia, in via Ugo la Malfa, a Campofelice.

Servono maggiori controlli

La memoria si è subito trasformata in denuncia e in richiesta di ulteriori controlli. “L’ordinanza regionale che dispone, giustamente, lo stop al lavoro nelle ore più calde, viene sistematicamente ignorata nei cantieri siciliani. Servono controlli rigidi perché senza certezza troppi imprenditori non si curano delle regole” è stata la denuncia

“Questo presidio nasce per non dimenticare le vittime sul lavoro e per continuare a manifestare supporto e sostegno alle famiglie, a maggior ragione all’indomani di nuovi incidenti sul lavoro – dicono i segretari generali di Fillea Cgil Palermo, Filca Cisl Palermo Trapani e Feneal Uil Sicilia Piero Ceraulo, Francesco Danese e Pasquale De Vardo – Un sit-in in che purtroppo coincide con l’ennesimo infortunio gravissimo sul lavoro di ieri a Belmonte Mezzagno e con una nuova tragedia sul lavoro ad Agrigento. Quasi sempre si tratta di cadute dall’alto, del mancato rispetto delle norme di sicurezza e di esposizione ai rischi delle temperature elevate ma i controlli continuano a essere inesistenti”.

Lo sfogo della moglie di una delle vittime di Via La Malfa

Presente anche l’assessore comunale Fabrizio Ferrandelli che è stato il bersaglio dello sfogo di Monica Garofalo, la vedova di Giovanni Gnoffo, una delle vittime della tragedia di via Ugo La Malfa che ad ottobre compirà tre anni.

“Non ce ne facciamo niente delle condoglianze, ce le mettiamo in tasca ma noi vogliamo risposte – ha detto Garofalo – volgiamo sapere se si poteva evitare (e si poteva). Io voglio sapere se mio marito ha sofferto, se si poteva salvare. Voglio sapere di chi è la colpa. Alzatevi dalle vostre poltrone in Consiglio comunale e chiedete anche voi risposte rapide”.

Ferrandelli ha ascoltato senza fare una piega “E’ comprensibile quel che dice ed è comprensibile che si sfoghi nei confronti dell’amministrazione comunale. Dobbiamo stare nel territorio anche per ascoltare questi sfoghi, per capire cosa succede intorno a noi. La frustrazione di non avere ancora risposte dopo quasi tre anni è più che comprensibile”

La battaglia per non far calare l’attenzione

“Si è creato un filo di solidarietà importante tra le famiglie, che non vanno lasciate sole ad affrontare queste tragedie – aggiungono Ceraulo, Danese e De Vardo – Per coerenza noi continuiamo con le nostre mobilitazioni, con i sit-in di denuncia e con il percorso rivendicativo avviato per chiedere interventi sulla sicurezza e un tavolo in Prefettura. Un percorso che deve vedere la presenza fisica del mondo sindacale e della società civile a fianco dei familiari. Ci appelliamo anche alle istituzioni, affinché siano presenti alle iniziative”.

Il Comune assuma iniziative per controllare gli appalti

“È arrivato il momento di capire se, dentro il perimetro delle proprie competenze, l’Amministrazione abbia assunto o no un’iniziativa riconoscibile sugli appalti, sulle partecipate, sui subappalti, sui cantieri, sulle manutenzioni, sui servizi affidati e sulle condizioni concrete di chi lavora. A oggi questa iniziativa non si vede” dice la consigliera comunale del Partito Democratico Mariangela Di Gangi.

“Da Casteldaccia a via Ruggero Marturano, Palermo ha conosciuto tragedie che non possono essere archiviate con il cordoglio. Secondo i dati INAIL richiamati pubblicamente nelle scorse settimane, nella provincia di Palermo i casi con esito mortale denunciati erano già 13 a fine maggio 2026. È un dato che dovrebbe bastare a far uscire il tema della sicurezza sul lavoro dalle dichiarazioni di circostanza”.