Di Vincenzo Lapunzina
Petralia Sottana (Palermo)– Il documentario Chi sale sul treno di Valerio Filardo si inserisce nel solco del cinema del reale con uno sguardo intimo e partecipato su un’esperienza sospesa tra passato e presente.
A partire dall’ultima corsa del cosiddetto “treno bianco”, il convoglio che da oltre 120 anni accompagna malati e pellegrini da Palermo a Lourdes, il film racconta un viaggio che appare fuori dal tempo, quasi anacronistico in un’epoca dominata dalla velocità e dall’efficienza.
Un tempo diverso, lontano dalla frenesia contemporanea
Eppure, proprio questo apparente scarto temporale diventa il cuore dell’opera.
Filardo, mosso da un ricordo personale e familiare, costruisce un racconto che supera la dimensione religiosa e si apre a una riflessione più ampia sulla comunità, sulla condivisione e sulla necessità di rallentare.
Il viaggio, che può durare anche 50 ore, non è vissuto come un peso, ma come un’occasione per sospendere la frenesia quotidiana e riscoprire relazioni autentiche.
Un racconto corale tra volti e storie
La forza del film risiede nella sua struttura corale. Non esiste un unico protagonista, ma una costellazione di figure che restituiscono un’umanità varia e complessa: volontari, pellegrini, operatori ferroviari.
Tra questi emerge la figura del Capotreno, guida simbolica e silenziosa, traghettatore di corpi e storie lungo un percorso carico di significati.
Francesca Caracci, simbolo di impegno e speranza
Tra le protagoniste spicca Francesca Caracci, da sempre attenta alle necessità dei più fragili e impegnata, anche durante il periodo feriale, nell’assistenza a persone affette da patologie gravi.
Il regista l’ha osservata durante il viaggio-sopralluogo a Lourdes del 2023, riconoscendola subito come «una speranza in un contesto nel quale i giovani si allontanano dal mondo del volontariato e dalla Chiesa».
La dottoressa Caracci, direttrice del Presidio ospedaliero “Madonna SS. dell’Alto” di Petralia Sottana, nel docufilm viene restituita nella sua autenticità, lontana da ogni stereotipo, grazie anche alla scelta del regista di lasciare spazio ai protagonisti fino a far dimenticare loro la presenza della macchina da presa.
Tra immagini e memoria: il linguaggio cinematografico
Filardo alterna immagini attuali e materiali d’archivio, creando un racconto in cui passato e presente si fondono. Il viaggio appare così sospeso nel tempo, scandito non dagli orari ma dai momenti di preghiera e dagli incontri tra i passeggeri.
“L’uso di lenti anamorfiche, la pazienza e la professionalità degli operatori negli stretti corridoi -spiega il regista – contribuisce ad ampliare visivamente gli spazi del treno, restituendo un senso di respiro e profondità”.
Un microcosmo dell’Italia contemporanea
Il convoglio attraversa l’Italia da sud a nord, raccogliendo volti, dialetti e storie diverse e trasformandosi in un vero e proprio microcosmo del Paese.
Il film diventa così anche un ritratto dell’Italia contemporanea, tra crisi della fede e trasformazione delle relazioni umane.
“Senza cadere nella retorica, Chi sale sul treno suggerisce che il senso non risiede nella meta, ma nel viaggio stesso – racconta Filardo -. Lourdes resta fuori campo, quasi irrilevante rispetto a ciò che accade lungo il percorso”
“È nel tragitto che si costruisce una comunità temporanea – aggiunge la dottoressa Caracci – fatta di gesti, parole e silenzi”. In fondo, l’esperienza del treno bianco, “se non la vivi, non la puoi capire”.
Un documentario che interroga lo spettatore
Il risultato è un documentario delicato e profondo, capace di restituire dignità a un vissuto comune spesso invisibile e di interrogare lo spettatore sul valore del tempo, della memoria e della condivisione.
Le prime proiezioni in Sicilia
Le prime date della proiezione del docufilm in Sicilia sono previste per il 13 aprile al Cinema Diana di Trapani e per il 14 aprile al Rouge et Noir di Palermo, entrambe alle ore 19.
Nei prossimi giorni sarà comunicata anche la data della proiezione al Cine Grifeo di Petralia Sottana, alla quale saranno presenti il regista e alcuni protagonisti, tra cui la dottoressa Francesca Caracci, figura molto apprezzata nel comprensorio madonita anche dagli amministratori dei nove comuni che afferiscono al Presidio ospedaliero petralese.






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