La corsa della morte di  Anis Amri, uno dei killer della strage al mercatino di Berlino, iniziata dalla Sicilia si è conclusa a Milano ma per mano di un siciliano. E stato un agente in prova al commissariato di Sesto San Giovanni, Luca Scatà, ha 29 anni, originario di Canicattini Bagni in provincia di Siracusa a fermare il suo progetto di morte. E’ stato a lui a sparare a morte dopo che il tunisino, fermato per un controllo di polizia, aveva ferito un agente alla spalla.

In Italia ha trascorso 4 anni.  In carcere era un soggetto pericoloso e violento e da attenzionare. Una valutazione contenuta nell’informativa redatta dal Dap.

Nel corso del 2014, mentre era detenuto ad Agrigento ebbe uno scontro con un altro recluso che dichiarò “di essere stato vessato da Amri affermando che lo minacciava di volergli tagliare la testa perché era cristiano e descrisse Amri con un islamista terrorista che lo voleva convertire all’Islam e per questo lo vessava”. Per questi il Dap lo aveva segnalato al Casa, il Comitato analisi strategica antiterrorismo, comportamenti sospetti tenuti durante la detenzione in Italia dall’uomo attualmente ricercato per l’attentato a Berlino.  Nell’informativa, redatta dal Dap, si segnalava un percorso con profili di “radicalizzazione” seguito da Amri in carcere e episodi in cui manifestava forme di adesione ideale al terrorismo di matrice islamica.  L’uomo era arrivato nel 2011 a Lampedusa a bordo di uno dei tanti barconi salpati dall’Africa. Da lì un percorso tutto in negativo.

 Arrestato il 23 ottobre del 2011 nel centro d’accoglienza di Catania per danneggiamento, lesioni, minacce e appropriazione indebita, è stato condannato a 4 anni di reclusione. Da qui nelle carceri di: Sciacca, Enna, Agrigento, Palermo dove si “distingue” per episodi violenti.

Nel 2015 esce di prigione per espiazione pena e viene consegnato alla polizia e portato nel centro di Piano del Lago, a Caltanissetta, per la successiva espulsione dal territorio italiano

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