Un “carico di lavoro tremendo” per i sommozzatori dei vigili del fuoco, così dichiarò la Sismi (Società Italiana di Medicina Subacquea ed Iperbarica). Furono 5 giorni di lunghe e delicate operazioni in mare, a 50 metri di profondità, in uno scenario d’intervento altamente complesso: un anno fa il naufragio del Bayesian, nel palermitano.

Oltre 40 gli specialisti sommozzatori, giunti dai nuclei di Sicilia, Sardegna, Campania, Lazio, Puglia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Calabria che parteciparono alle operazioni al largo di Porticello e che si alternarono nelle ricerche dei dispersi, effettuando 123 immersioni per un totale di 4.370 minuti. Dei 22 passeggeri dello yacht, 15 furono recuperati nelle prime fasi del soccorso, 7 invece le persone riportate in superficie purtroppo senza vita. Ogni giorno il dispositivo di soccorso del corpo nazionale era composto da 27 sommozzatori: tra questi ebbero un ruolo fondamentale gli 11 speleo e gli 8 abilitati alla procedura DNO (decompressione in nitrox), che attraverso l’utilizzo di particolari miscele in fase di decompressione hanno una permanenza maggiore in immersione profonda.

Per quella tragedia sono in corso ancora indagini da parte della procura di Termini Imerese che ha indagato con l’accusa di naufragio il comandante James Cutfield, l’ufficiale di macchina Tim Parker Eaton e il marinaio di guardia quella notte Matthew Griffiths. L’inclinazione del veliero e il lungo albero che arriva a toccare l’acqua in poco tempo avrebbero portato l’imbarcazione a non essere più governata.

Nel naufragio morirono il magnate Mike Lynch, sua figlia Hannah, i coniugi Bloomer, e i coniugi Morvillo e il cuoco Recaldo Thomas. C’è una seconda inchiesta sul Bayesian per la morte del sub olandese morto durante i lavori per tagliare l’albero dall’imbarcazione. L’imbarcazione recuperata con una lunga operazione si trova nel porto di Termini Imerese a disposizione della procura.