La morte della piccola Anna Rosa cambia le procedure. Stop alle prenotazioni utilizzate come lasciapassare per mandare a scuola i bambini non in regola. Dopo la morte per difterite della piccola Anna Rosa Bartolotta, l’Asp di Palermo punta a chiudere l’escamotage che ha consentito alle famiglie di guadagnare tempo: prenotare la somministrazione, ottenere il certificato e presentarlo a scuola senza poi sottoporre i figli alle dosi previste. Adesso si cambia: niente più appuntamenti, ci si presenta direttamente nei centri per mettersi in regola.

Anche la Regione prepara una stretta, mentre la Procura per i minorenni dispone verifiche urgenti nelle scuole. La storia di Anna Rosa mostra come il meccanismo potesse trascinarsi nel tempo. La bambina non frequentava più l’asilo da dicembre: dopo reiterate richieste ai genitori perché regolarizzassero la sua posizione, la scuola aveva detto basta. Prima dello stop, secondo quanto emerso, la famiglia avrebbe presentato 6 certificati di prenotazione.

Difterite a Palermo, l’appello dei pediatri per le vaccinazioni

Nel quartiere periferico il progetto di Asp e Regione non è partito: medici e autorità chiedono controlli negli istituti e interventi più capillari
Palermo, Domenica 23 Agosto 2026 10:22
La morte di Anna Rosa Bartolotta, quattro anni, deceduta a Palermo dopo aver contratto la difterite, riaccende l’attenzione sulle difficoltà delle campagne vaccinali nel quartiere Zen. La bambina non era vaccinata. Sul caso, secondo quanto riportato, i genitori sono indagati per omicidio colposo dopo il rifiuto delle vaccinazioni, motivato dal timore che potessero provocare l’autismo.

A parlare sono i pediatri dell’Azienda sanitaria provinciale di Palermo, che descrivono una situazione complessa e radicata. Nel quartiere, spiegano, convincere alcune famiglie a sottoporre i figli alle immunizzazioni obbligatorie può diventare particolarmente difficile. La pediatra di Anna Rosa ha riferito di aver incontrato una forte resistenza nel confronto con i genitori, legata alla convinzione, definita una credenza popolare, di un possibile rapporto tra vaccini e autismo.

Le verifiche sulle iscrizioni scolastiche

Il problema, secondo l’Asp, emergerebbe anche al momento dell’iscrizione a scuola. Alcune famiglie presenterebbero la sola scheda di prenotazione delle vaccinazioni, senza che le somministrazioni siano state effettivamente eseguite. Per questo la procuratrice dei minori Claudia Caramanna ha sollecitato una verifica delle documentazioni nelle scuole materne ed elementari.

I controlli non riguarderebbero soltanto lo Zen. Le autorità sanitarie sottolineano infatti che il rifiuto delle vaccinazioni si estende anche oltre i confini del quartiere. La vicenda della bambina ha così riportato al centro il tema dell’accesso alla prevenzione e della capacità dei servizi pubblici di intercettare le famiglie che non si rivolgono ai consultori o ai poliambulatori.

Il progetto rimasto sulla carta

Nel corso dell’inverno, l’Asp e l’assessorato alla Salute della Regione siciliana avevano elaborato un piano specifico per lo Zen. L’obiettivo era portare le attività direttamente nei luoghi di vita della comunità, con presidi in piazze e condomini e il coinvolgimento di psicologi. Il progetto, tuttavia, non è mai stato avviato.

Daniela Faraoni, ex direttrice dell’Asp e dell’assessorato regionale fino all’aprile dello scorso anno, ha sostenuto la necessità di un’organizzazione straordinaria. Il piano prevedeva unità mobili per screening e vaccinazioni, anche sotto le abitazioni delle persone che non frequentano i servizi sanitari, oltre a un supporto psicologico rivolto in particolare a donne e madri descritte come condizionate da un ambiente familiare soffocante.

Il caso di Anna Rosa si inserisce dunque in un contesto nel quale, accanto all’emergenza sanitaria, restano difficoltà sociali e diffidenza verso le istituzioni. Per i pediatri, la risposta richiede un’azione capillare sul territorio, capace di unire informazione, presenza dei servizi e controlli sull’effettiva copertura vaccinale.