“Potere ricevere un organo salva la vita, ma dobbiamo ricordare che non ci è dovuto e non è scontato, per cui se avessimo necessità di essere riceventi, perché non essere anche donatori?“.  Questo uno dei messaggi principali che la dottoressa Chiara Coticchio, referente incontri di sensibilizzazione del Centro regionale trapianti  siciliano, si è posta ormai da anni l’obiettivo di diffondere.

Durante l’intervista sono state poste diverse domande al medico instaurando un dialogo costruttivo e interessante.  Il Crt Sicilia è stato istituito con decreto dell’assessore regionale alla Sanità nel 1999, e attualmente in Sicilia ci sono tre centri trapianti: a Palermo  l’Arnas Civico e l’Ismett (Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione),  a Catania il Policlinico di Catania.

Ancora basso il consenso alla donazione di organi e tessuti presso i comuni della Regione Sicilia: è del 56,8% che fa dell’Isola il fanalino di coda in Italia. Ma il 2024 è stato un anno da record. Con il 40% in più di trapianti rispetto al 2023, la Sicilia è stata la regione con l’aumento più alto di donatori: più 5,7 donatori per ogni milione di abitanti. Si tratta dei valori più alti mai registrati. Inoltre, la percentuale di consensi al momento del decesso è stata del 65%, quindi ad oggi è in continuo aumento. 

I più propensi davanti all’ipotesi di donare gli organi, dopo la morte, sono i 40-50enni, i più dubbiosi sono soprattutto gli over 60, ma anche i 18-30enni, tra i quali le opposizioni sono passate dal 33,6% del 2024 al 37,9% del primo trimestre 2025. Può sembrare un paradosso, eppure la possibilità di registrare milioni di dichiarazioni nel momento del rinnovo della carta d’identità – in teoria una semplificazione vantaggiosa – sta limitando la possibilità di eseguire trapianti. La volontà che si esprime in vita infatti può essere modificata solo dalla stessa persona, non dai familiari in caso di morte.

Per quanto riguarda il prelievo di un organo, la legge italiana è la più garantista in assoluto: l’accertamento di morte dura 6 ore (in America 30 minuti, in Spagna 15 minuti) ed è effettuato da un collegio medico nominato dalla direzione sanitaria, composto da un medico legale, da un medico specialista in anestesia e rianimazione e da un medico neurofisiopatologo o da un neurologo o da un neurochirurgo esperti in elettroencefalografia. Durante queste 6 ore vengono ripetuti una serie di esami per accertare la morte e scongiurare che ci sia anche una minima attività cerebrale. “Pertanto, è impossibile confondere la morte che è unica ed è una condizione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo con coma o stato vegetativo”, afferma la dottoressa.

Gli esami che vengono svolti per accertare la morte sono quello neurologico che include tutti i riflessi del tronco encefalico, il test di apnea per accertare l’assenza di respiro spontaneo e l’elettroencefalogramma per almeno 30 minuti. In assenza totale della coscienza, assenza di tutti i riflessi del tronco encefalico, assenza totale della respirazione spontanea dopo la massima stimolazione (test di apnea) e assenza di attività elettrica corticale mediante registrazione dell’elettroencefalogramma (Eeg). Si certifica la morte della persona diagnosticata con criteri neurologici.

Per donare, non è richiesto nessun particolare requisito, e non vi sono limiti di età. Anche chi ha l’Aids o altre patologie è un possibile donatore: la Sicilia è dotata di uno specifico programma di donazione tra pazienti Hiv positivi e, in caso di compatibilità, è escluso il rischio di trasmissione della patologia. È importante, allora, informare i cittadini sulla donazione di organi e tessuti per permettere loro di operare una scelta consapevole ed evitare che i pazienti in lista di attesa muoiano senza ricevere il trapianto salva vita. La dottoressa sostiene che per fare una scelta dobbiamo pensarci come possibili riceventi. Il trapianto è terapia salvavita.

L’ostacolo principale alla base della diffidenza nel donare i propri organi è la disinformazione, poiché molti credono che gli organi vengano prelevati da soggetti in vita: non è chiaro infatti che gli organi vitali continuano a funzionare solo perché le macchine li mantengono in vita anche se il soggetto è morto. Inoltre, è impossibile poter prelevare un organo già trapiantato in precedenza per ritrapiantarlo ad un’altra persona.

Nessuna dichiarazione scritta può essere prodotta da minorenni per cui, se dovesse accadere qualcosa, la decisione sarebbe presa sempre dai genitori. Bisogna però parlarne e dire loro le motivazioni che spingono a questo tipo di scelta, sperando che loro poi la rispettino.

La persona che deve ricevere un organo vive un’attesa estenuante: non si sa quando arriverà la chiamata. Il Crt promuove la sensibilizzazione alla donazione di organi e tessuti attraverso gli incontri nelle scuole di tutta la regione, organizzando eventi, convegni e partecipando a progetti Nazionali: “una scelta in comune” (Cie), Faith progetto per la sensibilizzazione tra gli immigrati. Purtroppo, alla Dottoressa è capitato di incontrare più persone che, pur avendo ricevuto un organo, non hanno voluto sottoscrivere la propria dichiarazione di volontà.

Karol Maria Barbaria, Maria Elisa Sciarrino – IVG Liceo linguistico Cassarà

 

 

 

 

 

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