polizia ferma 'scafista' dopo sbarco a pozzallo

Migranti, violenze nelle ‘connection house’ in Libia: due giovani morti di stenti, senza cibo chi non ha i soldi per pagare (VIDEO)

Costretti a pagare per avere cibo prima della partenza dalla Libia: e per chi non aveva abbastanza denaro, la morte di stenti.

E’ la ricostruzione fatta dagli agenti della Squadra Mobile di Ragusa dopo l’ennesimo sbarco al Porto di Pozzallo. I 143 migranti partiti dalle coste libiche sono arrivati in Sicilia guidati da un solo ‘scafista’ di nazionalità gambiana che è stato fermato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

I migranti sopravvissuti, ascoltati come testimoni, hanno riferito di violenze e di persone morte perché non avevano abbastanza soldi per pagare.

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Sbarcati a Pozzallo, i testimoni hanno subito riferito delle responsabilità dello ‘scafista’ indicando tra le foto mostrate, quello che era stato al timone lungo tutto il viaggio. I migranti oltre ad avere individuato lo scafista, hanno anche riferito di violenze inaudite subite in Libia. All’interno dei capannoni, comunemente chiamati connection house, i trafficanti libici non davano cibo a chi non pagava. Non solo li tenevano chiusi sotto la manaccia delle armi ma, per mangiare li obbligavano a pagare altrimenti niente. Per questi maltrattamenti e per denutrizione, i migranti hanno riferito che due giovani ragazzi sono morti prima della partenza.

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Solo nel 2017 sono 32 gli scafisti fermati in provincia di Ragusa. Lo scorso anno sono stati arrestati 200 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. I 143 migranti provenienti dal centro Africa sono stati ospitati all’Hot Spot di Pozzallo per essere visitati, identificati e trasferiti in altri centri.

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