Nemmeno le aule si salvano. Il disagio idrico iniziato ieri sera nella zona nord di Siracusa si è protratto fino a stamattina e ha lasciato a secco il plesso di via Pitia, che ospita il liceo polivalente Quintiliano: la dirigenza scolastica ha deciso di interrompere le lezioni e di rimandare a casa gli studenti. Sui social l’insofferenza non conosce argini, e intanto la partita dell’acqua si gioca anche nei palazzi, dove Aretusacque è diventata il detonatore di una resa dei conti politica.
L’ennesimo guasto
Aretusacque, nella serata di ieri, ha informato di un guasto sulla condotta di adduzione da 600 millimetri che alimenta il serbatoio di Bufalaro Basso e di un altro su una condotta di distribuzione da 300 che serve Bufalaro Alto. I guasti, ha spiegato la società, presentano una “notevole estensione” e gli interventi sono “particolarmente complessi”, con flussi parzializzati in uscita dai serbatoi. Possibili cali di pressione o mancanza d’acqua da Epipoli a viale Tica, da Pizzuta a Santa Panagia, da Scala Greca a Mazzarrona. Il ripristino è previsto in tarda serata. Resta il dubbio che dietro ogni guasto ci sia una domanda più grande: chi controlla chi?
L’affondo di Cannata
Se ne fa interprete Luca Cannata, deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione Bilancio della Camera. “Interruzioni, cali di pressione e disservizi continui: la gestione del servizio idrico a Siracusa è diventata il simbolo di un fallimento politico e amministrativo. I cittadini stanno pagando sulla propria pelle le conseguenze di un modello che non sta garantendo né efficienza né certezze”, attacca.
Le responsabilità sono “politiche” e hanno due nomi: il sindaco Francesco Italia ed il deputato regionale del Mpa Giuseppe Carta. “Hanno concepito e sostenuto un modello che oggi mostra tutti i suoi limiti. Non hanno saputo governare adeguatamente il passaggio dal vecchio al nuovo gestore e hanno costruito un sistema che rischia di sfuggire all’effettivo indirizzo e controllo pubblico”.
Il Comitato nominato dalla politica
Il punto debole, per Cannata, è l’organismo che dovrebbe vigilare su una società mista con il 51% di quota pubblica. I componenti sono frutto di scelte politiche, e la politica, sostiene, ha perso le redini del gestore privato. “A mio giudizio, anche la delicatissima funzione di sorveglianza non è stata accompagnata dalle competenze e dall’autorevolezza che una gestione tanto complessa avrebbe richiesto”, afferma.
Poi il nodo giuridico: il parere legale acquisito dall’Ati, “secondo quanto comunicato dal Consiglio di Sorveglianza, qualifica la società come soggetta a controllo pubblico, mentre il Consiglio di Gestione continua a sostenere la tesi opposta”. Per Cannata è “politicamente gravissimo” che Italia, presidente dell’Ati, non abbia ancora riunito l’Assemblea dei Sindaci. A questo si aggiunge il conto del valore di subentro: circa 21 milioni pretesi dal precedente gestore, finiti in contenzioso. “Bisogna impedire che le conseguenze economiche delle scelte compiute possano finire sulle spalle dei siracusani”, avverte, chiedendo di azzerare il Consiglio di Sorveglianza.
La tregua
Il copione non è inedito. Alle nomine l’alleanza guidata da Carta, con Italia, Forza Italia e la Dc di Auteri, fece cinque seggi su cinque. Cannata restò fuori e parlò di “cricca”: concetto ribadito sabato a Siracusa in occasione della visita di Giovanni Donzelli con i vertici provinciali del partito. Poi, a ottobre 2025, un incontro a Roma avrebbe prodotto una tregua: un anno dopo il disgelo è finito e l’acqua è tornata il grimaldello politica.
Sullo sfondo, le urne
ll dossier idrico si intreccia con la partita elettorale, regionale e nazionale, e con il futuro del Comune. L’amministrazione Italia, già scalfita dall’inchiesta Nexus, è sotto attacco con una mozione di sfiducia presentata da Forza Italia e Fratelli d’Italia, all’opposizione. Sabato scorso Cannata ha lanciato l’ultimatum al Mpa di Carta, che governa con Italia: firmi la sfiducia e metta fine all’esperienza. Per il deputato l’acqua è “l’ennesima dimostrazione del fallimento dell’amministrazione Italia” e serve anche “una conseguenza politica”: “Occorre sfiduciare il Sindaco, restituire la parola ai siracusani e consentire finalmente alla città di voltare pagina”. Carta dovrà scegliere se restare al fianco del sindaco o staccare la spina. Nel frattempo, tra via Pitia e Bufalaro, c’è chi aspetta che torni l’acqua, e che qualcuno risponda.



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