È stata la figlia a chiamare i soccorsi, poco dopo le 15 di domenica 25 ottobre: «Venite subito, forse ho ucciso mio padre». Quando i sanitari sono arrivati nell’appartamento di via don Giovanni Calabria, a Cimiano, nella periferia nord-est di Milano, per Carlo Jacob, 87 anni, non c’era più niente da fare. L’uomo è morto soffocato. La figlia Giovanna, 56 anni, è stata arrestata con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela e portata nel carcere di San Vittore.
Cosa ha raccontato la figlia agli inquirenti
La ricostruzione arriva dalla stessa donna, che ha parlato prima con i carabinieri e poi con il pm di turno Guido Schininà, durante l’interrogatorio in caserma. Secondo quanto riporta Il Giorno, da una ventina di giorni, quasi ogni giorno, legava il padre al letto con cinghie strette a gambe e braccia. Gli metteva poi in bocca alcuni batuffoli di cotone infilati in un guanto in lattice e gli chiudeva le labbra con il nastro adesivo.
Domenica avrebbe fatto lo stesso, per poi spostarsi in un’altra stanza dell’appartamento. Tornata dopo circa venti minuti, ha trovato il padre immobile. Lo ha slegato, gli ha tolto il cotone dalla bocca e ha provato a rianimarlo, senza riuscirci. Poi ha chiamato il 112. «Stavolta qualcosa è andato storto», avrebbe detto, secondo quanto riportato da Il Giorno.
La malattia del padre e le lamentele dei vicini
L’anziano, ex ingegnere elettronico originario di Udine, soffriva di una grave demenza vascolare e aveva difficoltà a camminare. Nell’ultimo anno le sue condizioni erano peggiorate: le crisi erano continue e si traducevano in lunghi lamenti, che avevano provocato discussioni tra la figlia e alcuni condomini. Agli investigatori la donna avrebbe descritto così quei momenti, come riporta MilanoToday: «Urlava, si dibatteva di continuo».
La donna sostiene di non aver voluto uccidere il padre, ma solo di voler evitare che le sue urla disturbassero i vicini. Davanti a chi l’ha ascoltata, scrive Il Giorno, ha pronunciato un solo «mi dispiace». In quella casa le forze dell’ordine non erano mai intervenute prima e non risultano segnalazioni precedenti.
Le indagini e l’autopsia
Sul posto sono intervenuti i sanitari di Areu, i carabinieri del Nucleo radiomobile e della compagnia Monforte, il medico legale e la Sezione investigazioni scientifiche di via Moscova. Sul pavimento della stanza c’erano cotone, nastro adesivo e alcune cinghie.
Il pm ha disposto l’autopsia per verificare la dinamica raccontata dalla donna e ha già chiesto la convalida dell’arresto. La 56enne, incensurata, resta a San Vittore in attesa dell’udienza davanti al gip.



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