“A malincuore ci siamo sentiti costretti a terminare il nostro viaggio in Cina prima del previsto”. Lo afferma Simone Figura, siracusano, ricercatore universitario a Londra, rientrato dal suo viaggio in Cina dopo la diffusione del virus che sta creando paura in tutto il mondo.

Le sue impressioni le ha postate sulla sua pagina Facebook.

“Siamo venuti a conoscenza del virus – racconta Simone-  grazie ad amici e familiari, perché qui in Cina non è semplice ricevere notizie. Il silenzio è più forte, il non sapere è più potente.
Il virus ha raggiunto già Pechino, la città in cui studiamo. La città è già a corto di maschere protettive, tutte vendute. Ci consigliano di non visitare luoghi affollati, mercati, supermercati dove prodotti carnefici e uova vengono vendute. In Cina, quali posti non sono affollati? Migliaia di persone ovunque, gente che viaggia con galline morte nei secchi della pittura, chi dorme a terra, chi sputa e chi tira su con il naso. Per loro è normale, magari per noi no”

Una vicenda che si è riverberata sul suo impegno universitario.

“Ho contattato la mia università – dice Simone- per chiedere di continuare gli studi in Inghilterra, a Londra. Hanno rifiutato: ‘la sanità nazionale non ha ancora riportato abbastanza casi’. I giornali parlano di 2000 casi, e in poche ore quest’oggi la situazione è peggiorata. In Cina le notizie parlano di appena 100 casi, così, per evitare che il mondo pensi male del loro sistema. Gli aeroporti in giro per il mondo hanno già iniziato a bloccare chiunque proviene dalla Cina, per controlli, o per il rimpatrio. Hanno implementato telecamere le quali registrano cambiamenti di temperatura. Chiunque avesse decimi di febbre viene bloccato, investigato, registrato.
L’università mi dice di aspettare. Qualche altro morto, poi magari le cose si muoveranno. Sarà troppo tardi? Forse sarò pure bloccato per tornare a casa mia, magari mia mamma mi vedrà essere rinchiuso in qualche clinica per accertamenti vari, molto più che giusti. Ma la domanda è, perché arrivare a questo punto?”.

“Stavamo per prendere un treno per andare a Chengdu, la città dei Panda. Gli ultimi dieci minuti abbiamo cambiato il biglietto. Ci hanno detto di evitare contatti con animali vivi. È facile per loro riuscire a cambiare i nostri piani, ma per noi non è facile cambiare ciò che abbiamo progettato da tanto, viaggi, progetti, carriera, studi, vita.
Prenderemo precauzioni, ma allo stesso tempo non smetterò di far valere i miei diritti”.