Un “grazie, ma per ora no” che somiglia molto a un “mai dire mai”. Giuseppe Carta, sindaco di Melilli e deputato regionale del Mpa-Grande Sicilia, ha lasciato socchiusa la porta di Palazzo Vermexio. Lo ha fatto con garbo, in una intervista a SiracusaOggi, rivendicando il legame con la città dove ha studiato e dove ha la sua unica segreteria politica. Ma senza sciogliere la riserva: “Non rifiuterei mai di governare il capoluogo”, ha detto, precisando però che “non è ancora il tempo”.

Resta una domanda: perché un politico con lo sguardo rivolto alle regionali del 2027 dovrebbe lasciarsi corteggiare dai siracusani?

Una porta con la serratura

La legge non ammette la doppia veste di sindaco di Siracusa e parlamentare regionale. Il secondo mandato a Melilli si chiude il prossimo anno, il 2027 quello delle elezioni all’Ars: la strada naturale, per lui, passa da Palermo ed a Palazzo dei Normanni Carta intende tornarci.

Allora la “disponibilità” è un bluff? Non esattamente. Fonti politiche vicine al Mpa-Grande Sicilia raccontano che Carta ha risposto con cortesia alle richieste pressanti di una fetta dei suoi fedelissimi. Poi ha reso pubblico quell’invito, ringraziando tutti. Ed è qui che il gesto cambia significato.

Tre messaggi in uno

Il primo è negoziale. Il Mpa è azionista di maggioranza dell’amministrazione Italia, con tre assessori e il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Di Mauro. Mostrare di avere un nome forte per Palazzo Vermexio serve a ricordare agli alleati chi, nella coalizione, ha le carte più pesanti.

Il secondo è interno. Mettersi al centro dell’invito significa fare da arbitro tra le ambizioni del partito, senza bruciare nessuno. Da tempo si parla di Giuseppe Assenza, presidente del comitato di sorveglianza dell’Ati idrico, che lo stesso Carta nel 2023 aveva provato a candidare. Tutti uomini del Mpa-Grande Sicilia, tutti con le carte in regola per aspirare a un ruolo.

Il terzo è di visibilità. Carta si presenta come il leader di una provincia, non più soltanto di Melilli, proprio mentre il suo mandato da sindaco si avvia alla conclusione e le regionali si avvicinano.

La successione è già aperta

C’è poi un fatto che toglie ogni dubbio sull’attualità del tema. Francesco Italia ha già svolto due mandati e non potrà ricandidarsi. Il sindaco, per di più, ambisce a un seggio alla Camera o al Senato sotto le insegne di Azione, se ce ne saranno le condizioni, come ha lasciato intendere di recente. Il dopo-Italia non è dunque un’ipotesi da retroscena: è una scadenza. Resta da capire solo quando arriverà, se alla naturale conclusione del mandato o prima, nel caso in cui il sindaco scegliesse di dimettersi per le Politiche, nel 2027.

Futuro siracusano di Midolo

Il primo segnale dal fronte esterno arriva da Futuro Siracusano. In una nota il movimento di Francesco “Ciccio” Midolo, ex di Fratelli d’Italia, apre al nome di Carta, ne apprezza esperienza e legame con il territorio, e si dice disponibile al dialogo “concreto”. Ma subito frena: il percorso non è definito, esistono altre ipotesi e Futuro Siracusano potrebbe anche esprimere una candidatura propria.

Più che un endorsement, un posizionamento. Un modo per sedersi al tavolo prima che si apparecchi, tenendosi aperte tutte le strade e il diritto di dire la propria sul nome finale.

Suggestione o qualcosa di più?

Chi nel partito segue il dossier giura che la candidatura di Carta sia più di una suggestione. Per ora, però, è soprattutto una mossa. Per trasformarsi in progetto servirebbe una rinuncia all’Ars che oggi nessuno dà per scontata, a cominciare dal diretto interessato. Il tempo, come dice lo stesso Carta, non è ancora arrivato. Ma a Siracusa la corsa per la successione è già partita.

Il freno di FdI e Forza Italia

Se Futuro Siracusano si siede al tavolo, Fratelli d’Italia e Forza Italia vogliono apparecchiarlo prima. In una nota congiunta i coordinatori cittadini Paolo Romano e Alessandra Barbone mettono subito il paletto: “Nessuna fuga in avanti”. Alle parole di Carta riconoscono “il carattere interlocutorio e personale”, ma ne traggono la conseguenza opposta a quella sperata dai fedelissimi: non è opportuno “compiere alcun passo in avanti sul tema delle candidature senza aver prima avviato un confronto serio, leale e condiviso tra tutte le forze del centrodestra”.

La questione del metodo

Il passaggio più duro è quello sul metodo. Indicare nomi prima del confronto tra alleati sarebbe, scrivono, “non soltanto prematuro, ma anche politicamente inopportuno, perché rischierebbe di creare divisioni e di dare per acquisiti accordi che, ad oggi, non risultano essere stati assunti”. E poi la frase che pesa di più: “non esiste, allo stato attuale, alcun accordo del centrodestra sulla candidatura a Sindaco di Siracusa dell’on. Giuseppe Carta”. Né, aggiungono, risultano decisioni condivise sul nome di alcun candidato.

La ricetta è invertire l’ordine dei fattori. “La priorità, oggi, non può essere il nome del candidato Sindaco, ma la costruzione della Siracusa che vogliamo per i prossimi anni”. Prima il tavolo di coalizione e il programma, poi la leadership: “Il candidato Sindaco sarà una conseguenza di quel progetto, non il suo punto di partenza”.

Nessuna porta sbattuta, però. “La nostra posizione non è contro qualcuno e non vuole chiudere la porta ad alcuna ipotesi”, precisano i due coordinatori, secondo cui tutte le disponibilità potranno essere valutate “nel momento e nella sede appropriati”. Ma il centrodestra cittadino, avvertono, ha “il dovere di dimostrare alla città di essere capace di superare personalismi e fughe in avanti”. Un messaggio che, tra le righe, arriva dritto a chi ha dato il la alla discussione: la regia del dopo-Italia non si prende per acclamazione.