Il caso delle dimissioni “fantasma” del consigliere comunale Tullio Urso torna al centro dello scontro politico cittadino. A riaccendere la polemica è il Partito democratico di Avola, che con una nota dura interviene su una vicenda che nei giorni scorsi aveva già agitato il clima a Palazzo di città.

Per i democratici, la sequenza degli eventi – dalla colluttazione negli uffici comunali alle dimissioni poi risultate inefficaci – rappresenta l’ennesimo segnale di una gestione politica inadeguata da parte dell’amministrazione guidata dalla sindaca Rossana Cannata.

Dimissioni fake

Il Pd parla senza mezzi termini di «dimissioni fake», accusando il consigliere di aver messo in scena «un colpo di teatro» presentando un atto privo dei requisiti formali necessari per essere immediatamente efficace. Una scelta che, secondo l’opposizione, avrebbe consentito allo stesso Urso di prendersi tempo e tornare sui propri passi dopo l’episodio della rissa con un dipendente comunale.

“Una storiella per i cittadini”

Nel mirino dei democratici finisce soprattutto il racconto politico della vicenda da parte dell’amministrazione. Secondo il Pd, ai cittadini sarebbe stata proposta «una storiella da libro cuore», nella quale la stretta di mano tra il consigliere e il dipendente con cui aveva litigato avrebbe chiuso la vicenda.

«Anche se la pace tra i due fosse reale – osservano – poco importa». Per l’opposizione il punto non è il rapporto personale tra i protagonisti dello scontro, ma il comportamento istituzionale che ne è seguito.

“Il Comune non è una palestra”

Il Partito democratico contesta in particolare l’assenza di iniziative da parte della sindaca per fare chiarezza su quanto accaduto all’interno degli uffici comunali. Secondo la nota, sarebbe stato necessario aprire un’indagine interna per tutelare l’incolumità dei dipendenti e accertare eventuali responsabilità. La mancata iniziativa, sostengono i democratici, «manifesta la debolezza della sindaca nella gestione di situazioni in cui la chiarezza è d’obbligo».

Da qui l’affondo politico finale: «L’amministrazione cittadina non si dirige con i muscoli». E il messaggio resta netto: la presenza di Urso in Consiglio comunale, conclude il Pd, «rimane inaccettabile» e le dimissioni «restano un atto dovuto».