Il piano di trasformazione industriale di Versalis a Priolo procede secondo cronoprogramma: lo ha comunicato Eni al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornando sullo stato di attuazione del Protocollo firmato il 10 marzo 2025.

I tempi per la conclusione dei lavori

Da febbraio sono partite le demolizioni degli impianti dismessi ed è attivo il cantiere di prefabbricazione della bioraffineria, il cui completamento meccanico è atteso entro fine 2028. L’impianto Hoop per il riciclo chimico delle plastiche partirà in una fase leggermente successiva, per evitare sovrapposizioni tra i cantieri. Gli investimenti complessivi, tra i siti pugliesi e siciliani coinvolti nel Protocollo, sono saliti a 2,5 miliardi di euro, oltre i 2 miliardi inizialmente previsti.

Il piano di riconversione

Per inquadrare correttamente questo avanzamento vale la pena ricordare il contesto in cui si muove. L’annuncio dell’ottobre 2024, con cui Eni decise di chiudere il cracking di Priolo per riconvertirlo alla chimica di specialità, non fu accolto senza tensioni: la scelta interrompeva le commesse con altre aziende della zona industriale, in un sistema dove Versalis riforniva anche le raffinerie  Isab, oggi di proprietà di Ludoil dopo il passaggio dalla precedente gestione con Goi Energy che a sua volta aveva acquistato gli impianti dai russi della Lukoil.

Nei mesi immediatamente successivi all’annuncio, sindacati e amministratori locali temettero un possibile effetto domino sull’indotto dell’intera area industriale.

Da allora, però, il quadro politico-istituzionale si è progressivamente allineato al piano di riconversione: dopo le prime resistenze e le richieste di maggior coinvolgimento nei tavoli romani, sindaci e forze politiche locali non esprimono più un’opposizione aperta al Protocollo. A mantenere un atteggiamento critico resta soprattutto la Cgil, che tramite la Fiom continua a chiedere l’apertura di una vertenza nazionale sulla riorganizzazione Versalis, definendola un processo di dismissione industriale dagli effetti ancora da chiarire sui livelli occupazionali reali dell’indotto.

La crisi del Petrolchimico

A complicare il quadro complessivo dell’area industriale si è aggiunta negli ultimi mesi la crisi dell’Ias, il depuratore consortile del Petrolchimico, travolto da inchieste giudiziarie che ne hanno decretato la fine alimentata anche dalla decisione delle grandi industrie del Petrolchimico di costruire propri depuratori. E in queste condizioni, l’Ias di proprietà della Regione, rischia di essere uno scatolone vuoto con gravi conseguenze per i dipendenti.

La bioraffineria

La bioraffineria sorgerà sull’area oggi occupata dall’impianto etilene, destinato a smantellamento graduale, e su una zona limitrofa di servizio. Avrà una capacità di 500mila tonnellate l’anno, alimentata da residui vegetali, grassi animali e oli vegetali, e comprenderà un impianto Ecofining, un’unità di pretrattamento delle biomasse e un impianto per l’idrogeno. Produrrà biocarburanti HVO diesel e SAF-biojet per l’aviazione: sarà la seconda bioraffineria siciliana di Eni dopo quella di Gela, attiva dal 2019.

L’altro impianto

L’impianto Hoop segue una logica diversa: non produce biocarburanti ma recupera materia attraverso il riciclo chimico, trasformando con la pirolisi i rifiuti di plastica mista da imballaggio in olio di pirolisi riutilizzabile, anche per applicazioni a contatto con alimenti e farmaci. Capacità prevista: 40mila tonnellate l’anno di rifiuti trattati, per circa 32mila tonnellate l’anno di olio prodotto. La tecnologia, sviluppata con la società di ingegneria S.R.S., ha già un impianto dimostrativo a Mantova avviato lo scorso giugno; quello di Priolo sarà il primo su scala industriale.

I dubbi della Cgil

Eni ha rivendicato anche l’attenzione all’indotto attraverso il programma “Energia di filiera”, avviato con 100 imprese locali. Resta da vedere se questo basterà a fugare i dubbi ancora sollevati dalla Cgil sui numeri occupazionali reali della riconversione, mentre i cantieri, nel frattempo, continuano a procedere.

Secondo quanto fa sapere Eni, a Ragusa “sono stati avviati gli incontri propedeutici alla costituzione di una filiera agricola per l’alimentazione dell’Agri Hub al servizio delle bioraffinerie siciliane ed è confermato entro il 2028 l’avvio del Centro sperimentale per il riciclo meccanico delle plastiche”


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