È finita. Rosario Lo Faro non è più sindaco di Lentini. Il Consiglio comunale ha approvato la mozione di sfiducia con undici voti favorevoli, tre contrari e due assenti, ponendo fine anticipatamente a un’esperienza amministrativa iniziata il 25 ottobre del 2021. Da oggi la guida della città passa provvisoriamente al vicesindaco Antonino Lazzara, in attesa della nomina di un commissario straordinario della Regione che governerà l’ente per cinquantacinque giorni fino alle elezioni amministrative, attese per il 25 maggio prossimo.
Chi ha votato la sfiducia
A far cadere Lo Faro è stata una maggioranza trasversale, assemblata attraverso mesi di logoramento politico e tensioni interne alla sua stessa coalizione. Hanno votato a favore della sfiducia: Ciro Greco per il Pd, Giuseppe Vasta, Francesca Reale e Silvana Bosco Santocono per Grande Sicilia-Mpa, Rossella Consiglio per Fratelli d’Italia, Antonino Landro di Sinistra Futura Lentini, Alessandro Vinci nel gruppo misto, Davide Marchese del movimento Ora, sospeso da Forza Italia, e Maria Cunsolo del Movimento 5 Stelle. La seduta è stata aperta dal vice presidente del Consiglio Luigi Campisi, dopo le dimissioni un mese fa dell’ex presidente Vinci. Prima del voto sono intervenuti la consigliera Maria Grazia Culici e il consigliere Vasta, quindi Lo Faro stesso, che ha tentato fino all’ultimo di rigettare le accuse contenute nella mozione.
La vigilia avvelenata: il proiettile e il botta e risposta
Il voto di stasera era già carico di tensione politica, ma nelle ore che lo hanno preceduto è arrivato qualcosa che va oltre la normale dialettica consiliare. Al consigliere Giuseppe Vasta, firmatario della mozione di sfiducia, è stato recapitato un proiettile. Un gesto intimidatorio in piena regola, che ha immediatamente scosso l’ambiente politico cittadino. Il commissario cittadino di Grande Sicilia, Enzo Reale, ha diffuso un comunicato di solidarietà a Vasta in cui scriveva che la sensazione era quella di trovarsi di fronte a un’ulteriore forma di pressione per scoraggiare chi aveva firmato la mozione.
La risposta del sindaco Lo Faro non si è fatta attendere, ed è stata durissima. Senza citare Reale esplicitamente, il primo cittadino ha attaccato chi — a suo avviso — stava strumentalizzando l’episodio: «Richiamare oggi la coincidenza temporale con il voto sulla sfiducia significa lasciare inevitabilmente cadere ombre, suggerire collegamenti e alimentare dubbi senza alcun fatto, senza alcun riscontro, senza alcun elemento concreto». Una replica che trasformava di fatto il messaggio di solidarietà in un’accusa, almeno nell’interpretazione del sindaco uscente, avvitando ulteriormente un clima già irrespirabile.
ll primo round e il terremoto nel Mpa
Per capire il peso politico di quanto accaduto ieri sera, occorre tornare indietro di meno di un mese. Il 18 febbraio scorso, una prima mozione di sfiducia era già stata discussa in aula, e Lo Faro l’aveva scampata grazie ai cosiddetti franchi tiratori: consiglieri del Mpa che, pur appartenendo alle fila dell’opposizione, avevano tradito il mandato politico e votato contro la sfiducia. Tra loro, c’era anche il presidente del Consiglio comunale Alessandro Vinci, che per questa ragione era stato espulso dal partito Grande Sicilia-Mpa e da allora siede nel gruppo misto — e che stasera ha invece votato a favore della caduta del sindaco.
Quella prima sconfitta aveva lasciato il segno. Dentro Grande Sicilia era esploso un terremoto: espulsioni, polemiche, regolamenti di conti interni. Il campo dell’opposizione era uscito da quell’appuntamento lacerato, con i numeri che non tornavano e la credibilità del partito messa a dura prova davanti all’intera provincia.
La rivincita di Carta
C’è un nome che aleggia su tutta questa vicenda, e quel nome è Giuseppe Carta, deputato regionale del Mpa-Grande Sicilia e punto di riferimento degli autonomisti siracusani. Per lui quella di stasera non era una semplice votazione consiliare: era una prova di forza politica, forse la più importante degli ultimi mesi nel Siracusano.
Quattro anni di logoramento
Lo Faro era stato eletto nell’ottobre del 2021 con il Patto Civico, una coalizione larga che comprendeva Pd, Movimento 5 Stelle e un ampio arco di movimenti civici. Un consenso che nel tempo si era progressivamente sgretolato. Dopo circa due anni di governo, era arrivato il rimpasto con l’ingresso di Fratelli d’Italia e di Grande Sicilia-Mpa, poi le dimissioni di assessori, un altro rimpasto, e infine la crisi aperta che ha portato alle due mozioni di sfiducia in meno di trenta giorni.






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