Non si arresta la spirale di violenza all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna, a Siracusa. Lo denuncia l’OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), secondo cui a poche ore dalla rivolta di ieri, quando un gruppo di detenuti stranieri si è arrampicato sui tetti dell’istituto danneggiando strutture e ferendo undici agenti di Polizia Penitenziaria, oggi si sono registrati tre nuovi episodi di violenza che il sindacato definisce senza mezzi termini “totale anarchia”.
L’incendio doloso
Secondo quanto riportato dall’OSAPP, nella mattinata odierna alcuni detenuti hanno appiccato il fuoco alle sterpaglie circostanti le proprie celle, utilizzando i propri indumenti come innesco. Le fiamme si sono propagate fino a raggiungere la caldaia esterna dell’istituto, provocando una densa colonna di fumo nero. Sul posto sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco per domare le fiamme.
Il tentato scontro tra detenuti
Sempre in mattinata, riferisce il sindacato, un gruppo di reclusi del Blocco 20, mentre si recava ai colloqui, ha tentato di fare irruzione nella sezione riservata ai detenuti extracomunitari per “regolare conti in sospeso”. Nella colluttazione sarebbe stato colpito con violenza un cancello di sbarramento, che ha investito in pieno un agente di Polizia Penitenziaria, costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso.
L’aggressione al poliziotto
Nel corso della stessa giornata, sempre secondo la ricostruzione dell’OSAPP, un detenuto del Blocco 20, esasperato dai tempi di attesa per i colloqui, ha aggredito l’agente in servizio nella sezione. Il poliziotto sarebbe stato scaraventato a terra e trascinato lungo le scale dal terzo piano fino al piano terra, prima di essere soccorso dai colleghi. Trasportato d’urgenza al pronto soccorso, gli è stato ingessato il braccio con una prognosi di trenta giorni.
L’allarme del sindacato
A denunciare i fatti è il segretario provinciale OSAPP Giuseppe Argentino, che chiede un intervento immediato e straordinario da parte dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia. Il sindacato punta il dito contro le rigidità introdotte dalla legge sulla tortura, che avrebbero privato il personale degli strumenti di deterrenza necessari a gestire situazioni di questo tipo.






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