Quando un ministro arriva al dopolavoro Isab di Città Giardino, a Siracusa, con la raffineria che fuma a pochi chilometri, il discorso non può che cominciare da lì: da Priolo, dal gigante che per anni ha tenuto il fiato sospeso a un territorio intero. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, è tornato in questa sede dopo qualche anno. E l’ha fatto con una tesi precisa: lo stabilimento si è salvato, e oggi capiremmo il perché.
Il salvataggio rivendicato
Il ministro riporta l’orologio ai giorni in cui la chiusura sembrava questione di poco, sotto il peso delle sanzioni europee agli attori russi. “Molti la ritenevano scontata”, ricorda. Poi rivendica la scelta del governo: “È stato il primo atto del mio Ministero, credo anche il primo atto del governo di Giorgia Meloni, un decreto legge che costruiva un cordone di sicurezza attorno allo stabilimento”.
Il messaggio è netto: allora qualcuno non capì, oggi sì. “Oggi capite perché. Oggi l’Europa comprende meglio perché”, dice Urso, convinto che le raffinerie tutelate in Italia siano diventate il vero tema continentale, mentre “altrove in Europa si continuava a chiudere”.
Mani italiane
Per il ministro c’è un secondo capitolo, quello della proprietà. Gli stabilimenti sono passati dalla Goi Energy alla Ludoil, azienda italiana. E Urso ci tiene a sottolinearlo: “Sono oggi qui, in mani ancora più sicure, perché mani italiane”.
Alla visita erano presenti manager, dirigenti, lavoratori e la nuova proprietà, con cui il ministro dice di aver parlato in giornata. La sala del dopolavoro, in cui c’erano i sindaci di Priolo e Melilli, Pippo Gianni e Giuseppe Carta, ed i deputati nazionali di FdI Luca Cannata e Salvo Pogliese, ha fatto da cornice a una rivendicazione politica che a Priolo conoscono bene: la raffineria come patrimonio strategico, prima ancora che come azienda.
Il Golden Power
Il ministro, sotto gli occhi dei proprietari di Ludoil, la famiglia Ammaturo e dell’ad di Isab, Paolo Fedeli, allarga poi lo sguardo ad altri dossier del settore. Cita gli interventi sul gruppo Saras e sul gruppo Ip, con le sue due raffinerie, dove il governo ha esercitato il Golden Power prescrivendo condizioni su produzione e approvvigionamento nazionale. Su questo strumento Urso non nasconde l’orgoglio: “Noi, a differenza di altri, sappiamo come fare”. C’è il nodo di Trafigura, il trader che compra e vende petrolio per conto di Isab che però tiene in mano il destino della raffineria avendo un contratto in esclusiva fino al 2033 ereditato da Goi Energy come in modo preoccupato ha rilanciato il senatore del Pd, Antonio Nicita. Il ministro ha ammesso che è un problema e che conta “di risolverlo alla radice” non spiegando però come.
Rivendica anche un passato c da presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, nella scorsa legislatura. In quegli anni, racconta, avvertì il Parlamento “che le due frontiere del futuro sarebbero state l’energia e lo spazio”, ancor prima della guerra in Ucraina. Le relazioni di allora, aggiunge, “ci fanno capire di più su quello che sta accadendo”.
Il G7 e il gasolio
Il presente, però, ha un’urgenza che non aspetta. Il G7 si è riunito ieri d’urgenza e ha raggiunto un’intesa sul rilascio di gasolio dai depositi europei. Per Urso è un passaggio chiave: “Fortunatamente”, dice, per evitare “che gli Stati Uniti prendessero una decisione unilaterale, come già annunciato”, cioè il divieto di export di gasolio verso l’Europa.
Il ministro attribuisce a Giorgia Meloni la regia della soluzione, quella di una strada consensuale. Ma lascia aperto il punto più delicato: il rilascio dai depositi non è una scorta infinita, e lo dice con una domanda secca: “Per quanto tempo?”.
Poche raffinerie
Qui il discorso di Urso torna dove era partito, cioè alle raffinerie. Il problema, spiega, è la catena di approvvigionamento del carburante, con impianti “troppo pochi in Europa per garantire quell’autonomia e quindi anche quel costo, ma soprattutto quelle condizioni di rifornimento che sono necessarie”.
Poi un esempio che tocca anche i viaggiatori: “Pensate al carburante per gli aerei, jet fuel, che scarseggia e che sta condizionando le compagnie aeree a ridurre i voli e ad aumentare il costo dei biglietti”. E sul ruolo che Priolo può avere, il ministro non si sbilancia nei dettagli, ma lo indica: lo stabilimento siracusano, dice, può dare il proprio contributo.
Giovedì il tavolo
La visita di Siracusa, precisa Urso, è solo un antipasto. È “preliminare al tavolo” convocato insieme a Pichetto “appena gli Stati Uniti hanno fatto trapelare la loro esigenza così impellente e importante”. Il tavolo si terrà giovedì della prossima settimana e vedrà seduti tutte le raffinerie e le società di raffinazione presenti in Italia.
L’obiettivo, spiega il ministro, è capire “cosa si possa fare di più e meglio, in modo tempestivo e quindi efficace”. Traduzione: aumentare nell’immediato la produzione di ciò che serve a imprese, famiglie e consumatori, in Italia e in Europa. Urso dice di aver già sentito alcuni operatori ieri e la nuova proprietà dell’Isab oggi.
Il grazie ai lavoratori
Chiusura per chi sta dentro i cancelli. Il ministro riserva l’ultimo passaggio a chi in questi anni ha tenuto in piedi lo stabilimento: “Ringrazio i manager, i dirigenti, soprattutto i lavoratori dell’azienda che sono qui presenti, per averci sempre creduto, per non aver mai mollato, nemmeno nei momenti più difficili”.
L’Isab di Priolo, “fortunatamente salvata”, è per Urso un impianto che “può svolgere un ruolo di grande rilievo in Italia e in Europa”. Ora la parola passa a giovedì, quando sul tavolo ci saranno numeri, tempi e capacità produttiva. A Priolo, dove la ciminiera segna da sempre le stagioni della zona industriale, aspettano di capire se alle parole seguiranno i fatti.






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