La stretta di mano c’è stata. La pace, almeno quella formale, anche. “Le persone interessate hanno inteso superare il momento di tensione facendo prevalere lo spirito di pace”, recita il comunicato congiunto firmato dai due protagonisti. Poche righe, tono sobrio, nessuna ammissione. Sul piano personale, la questione è chiusa. Su quello politico,  meno.

La vicenda

Ad Avola la vicenda che ha visto protagonista Tullio Urso — consigliere comunale, capogruppo di Avola La Nostra Terra e uomo di fiducia della sindaca Rossana Cannata — continua a far discutere. Tutto nasce lunedì scorso, quando negli uffici comunali del settore Spettacolo scoppia una colluttazione tra Urso e un dipendente del Comune. La notizia rimbalza rapidamente negli ambienti del Municipio e in quelli politici, diventando in poche ore il caso del momento in città.

Due versioni, una sola lite

Urso parla di legittima difesa: sostiene di essere stato aggredito per primo, di aver ricevuto le mani al collo e di essere finito in ospedale con il 118 ma ci sono tesi diverse: in ogni caso, a decidere, se mai si arriverà a una sede formale, saranno altri.

L’affondo dell’ex capogruppo di Fdi

A rendere pubblica la vicenda è Giovanni Rametta, consigliere di opposizione ed ex capogruppo di FdI ad Avola, che non usa mezzi termini: chiede le dimissioni di Urso, parla di “recidività” e di comportamenti incompatibili con una carica pubblica che il consigliere contesta.
La vicenda accende il dibattito politico cittadino e mette in imbarazzo la maggioranza.
Anche la sindaca Cannata prende le distanze, condannando l’episodio. Ma la posizione è delicata: Urso è il capogruppo della lista civica più vicina al primo cittadino e al fratello Luca, deputato nazionale di Fratelli d’Italia.

Il nodo delle dimissioni

Urso annuncia le dimissioni. Poi emerge un vizio di forma: non sono valide. Resta consigliere, almeno per ora. Dovrà ripresentarle se vorrà fare un passo indietro.