Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, replica alla video inchiesta del Wall Street Journal, secondo cui la Russia, per aggirare le sanzioni degli Stati Uniti utilizza le raffinerie Lukoil del Petrolchimico di Siracusa, per vendere petrolio negli Usa. “L Isab non è soggetta al regime sanzionatorio e non ha violato le sanzioni predisposte dall’Ue e condivise dall’Italia, che per l’import di petrolio russo scattano il 5 dicembre”, afferma il ministro delle Imprese Adolfo Urso al Corriere della Sera. 

L’embargo Ue dal 5 dicembre

Dal 5 dicembre, scatterà anche l’embargo dell’Unione europea alle importazioni di greggio dalla Russia, l’unico al momento di cui si rifornisce Lukoil, che, avendo le linee di credito bloccate dalle banche, non può acquistare prodotto da altri paesi.

E se non si risolverà la questione, la produzione si interromperà, non avendo più petrolio da raffinare, mandando a gambe all’aria un’intera economia con una perdita di posti di lavoro sconfinata che si riverbererà su altri settori, tra cui la metalmeccanica e l’edilizia, senza contare il crollo del porto di Augusta, che vive di Petrolchimico.

Il tentativo di salvataggio di Lukoil

Nei giorni scorsi, alle banche è arrivata una lettera di rassicurazione da parte del Comitato per la sicurezza finanziaria ma agli istituti di credito, come era facile immaginare, servono garanzie più solide per dare liquidità a Lukoil, al fine di evitare sanzioni perché favoriscono in qualche modo aziende gravitanti nell’orbita della Russia.

Per questo, il ministro Urso ha rilanciato l’ipotesi dell’intervento della Sace, società per azioni del Mise, specializzata nel settore assicurativo e finanziario, che darebbe lo scudo dello Stato italiano alla società proprietaria di Lukoil, la Litasco, che, però, non è italiana al 100%.

Gli interessi degli americani

La partita Lukoil non si gioca sul piano italiano né su quello europeo. Il terreno di gioco è più ampio, che si incastona nel conflitto russo ucraino in cui gli Stati Uniti hanno un ruolo fondamentale. L’influenza degli americani nella vicenda Lukoil è fortissima e poi ci sono anche gli interessi economici, visto che un fondo made in Usa ha posato gli occhi sulle raffinerie di Priolo.

 

 

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