Non è una convocazione di routine. Quando Carlo Gilistro, deputato regionale del Movimento 5 Stelle, ha chiesto l’audizione urgente dell’assessore Daniela Faraoni davanti alla Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Siciliana, lo ha fatto con la consapevolezza che il dossier nuovo ospedale di Siracusa stava scivolando verso l’ennesima zona grigia della burocrazia siciliana.
L’audizione
Mercoledì 11 marzo, dunque, Faraoni si presenterà a Sala d’Ercole. Con lei sono stati invitati anche il commissario straordinario per il nuovo ospedale, i vertici dell’ASP aretusea e il Comune di Siracusa. Un parterre istituzionale che la dice lunga sull’urgenza della situazione.
Gilistro: “Spero portino documenti concreti”
“Oltre alle rassicurazioni verbali, che ormai lasciano il tempo che trovano” — ha dichiarato Gilistro — “mi auguro che vengano prodotti documenti concreti che testimonino l’effettivo avanzamento verso la gara d’appalto”. Le parole del deputato pentastellato fotografano un clima di esasperazione crescente: quello stesso clima che, attorno all’opera pubblica più attesa del siracusano, si addensa da anni. La posta in gioco è enorme: 420 milioni di euro per un ospedale che dovrebbe sorgere lungo la Statale 124, tra Siracusa e Floridia, e che rappresenta, nelle parole dello stesso Gilistro, “non una bandiera politica, ma un diritto dei cittadini”.
Il rebus dei 420 milioni: chi paga, quanto e quando
Per capire dove si sia inceppato l’ingranaggio, bisogna partire dalla struttura finanziaria dell’opera, un rebus da 420 milioni di euro che ha visto progressivi aggiustamenti, integrazioni e, talvolta, rimescolamenti di carte.
Tutto nasce dall’Accordo di Programma firmato nel gennaio 2023 fra Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e Finanze e Regione Siciliana: 200 milioni di euro iniziali a valere sui fondi ex articolo 20 della legge 67/1988, lo storico strumento statale per il finanziamento dell’edilizia sanitaria, con ripartizione 95% a carico dello Stato e 5% a carico della Regione. Ma i costi, complici l’inflazione e il rincaro delle materie prime, sono lievitati. Così la Regione Siciliana ha deliberato ulteriori 100 milioni nel marzo 2024, altri 24 milioni nel novembre 2024 e infine 47,8 milioni con delibera del dicembre 2025, quest’ultimi originariamente previsti a carico dell’ASP di Siracusa.
A questi si aggiungono 48 milioni destinati alle attrezzature sanitarie, finanziati con fondi PNRR e Piano Sanitario Nazionale. Il quadro complessivo ammonta quindi a circa 420 milioni.
Eppure, a dispetto delle rassicurazioni istituzionali, il commissario straordinario Guido Monteforte Specchi è stato lapidario: “Non è cambiato nulla”, ha dichiarato a dicembre 2025, riferendosi all’ultimo stanziamento regionale. Il motivo? Mancano ancora all’appello circa 124 milioni che lo Stato dovrebbe erogare in rimodulazione degli accordi originari. Un’istruttoria complessa, bloccata fra il Ministero della Salute e quello dell’Economia.
Il nodo finanziario: la Regione ha coperto la sua quota con delibere progressive fino a dicembre 2025. Ma i 124 milioni di derivazione statale — la fetta decisiva — attendono ancora il via libera formale del Ministero dell’Economia. Senza quel decreto, la gara d’appalto non può partire.
A sollevare dubbi, dai banchi del Senato, è stato Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo PD a Palazzo Madama. Il senatore ha depositato due atti di sindacato ispettivo: il primo rivolto al Ministro della Salute, per fare chiarezza sullo stato dell’istruttoria relativa alla classificazione del nuovo ospedale come presidio di secondo livello e sulle coperture disponibili; il secondo all’assessore Faraoni, per avere conferma della presunta rinuncia regionale al cofinanziamento originario e conoscere il nuovo cronoprogramma.
“Siracusa e il suo territorio meritano risposte chiare” — ha dichiarato Nicita — aggiungendo che la lunga fase burocratica rischia di trasformarsi nell’ennesima serie di ritardi per un’opera attesa da decenni.
Il nodo Balduzzi: il decreto che cambia tutto
Se il dossier finanziario è già un labirinto, quello normativo non è da meno. Al centro c’è il cosiddetto decreto Balduzzi, il DM 70 del 2 aprile 2015, che regolamenta la classificazione degli ospedali in base ai bacini d’utenza.
Il problema è tecnico, ma le sue implicazioni sono enormi. Il Ministero della Salute, per sbloccare i 124 milioni statali, ha formalmente richiesto alla Regione Siciliana di adottare un atto che attesti il rispetto del DM 70 e che classifichi il nuovo ospedale di Siracusa come DEA di secondo livello — Dipartimento di Emergenza e Accettazione di alta complessità — nella programmazione della rete ospedaliera regionale.
Il punto è che tale classificazione non è automatica. Secondo il decreto Balduzzi, i DEA di secondo livello vengono istituiti sulla base di bacini d’utenza di circa 600.000 abitanti. Il territorio siracusano rientra nel bacino numero uno, che comprende anche Catania e Ragusa, con oltre 1,8 milioni di abitanti. Conseguentemente, il decreto prevede tre ospedali di secondo livello per quel bacino — già tutti allocati a Catania.
Per inserire Siracusa come quarto DEA di secondo livello occorre, di fatto, una deroga o una revisione della rete ospedaliera che la Regione deve formalmente adottare e trasmettere a Roma. Con nota del settembre 2025, il presidente Schifani ha comunicato al Governo l’approvazione del nuovo piano ospedaliero regionale, assicurando la classificazione dell’ospedale di Siracusa come DEA di secondo livello. Ma il decreto ministeriale che dovrebbe recepire quella revisione non è ancora arrivato.
La classificazione come DEA di II livello, come ha ribadito nei giorni scorso l’ex parlamentare regionale, Enzo Vinciullo, ora esponente di primo piano a Siracusa del Mpa-Grande Sicilia , è condizione necessaria per ottenere i 172 milioni statali complessivamente previsti. Finché Roma non emana quel decreto, l’intero impianto finanziario rimane formalmente sospeso.
Non è una questione di forma. La classificazione come DEA di secondo livello significa dotare Siracusa di reparti ad alta specializzazione come cardiochirurgia, chirurgia toracica, neurochirurgia, ematologia oncologica e terapia intensiva neonatale — servizi oggi assenti nel capoluogo aretuseo e che costringono i cittadini a migrare verso altri centri, spesso catanesi.
Il progetto: dove, come e con quanti posti letto
Sul piano tecnico-progettuale, qualcosa si muove. Il commissario straordinario Monteforte Specchi ha approvato il progetto definitivo con decreto numero 26 del 16 luglio 2025. Un passaggio atteso e significativo che ha dichiarato l’opera di pubblica utilità, urgente e indifferibile, sbloccando la procedura per l’esproprio dei terreni.
Il nuovo ospedale sorgerà lungo la Statale 124, tra Siracusa e Floridia, in prossimità dello svincolo autostradale di Siracusa Sud. Si svilupperà su tre piani, con una superficie di oltre 65.000 metri quadrati di reparti, sale operatorie e laboratori, inserita in un contesto di oltre 100.000 metri quadrati di verde urbano. I posti letto previsti sono 438, di cui 26 destinati alla terapia intensiva. La struttura comprenderà 14 sale operatorie, 30 ambulatori, 10 sale diagnostiche e 12 posti per dialisi.
Il progetto definitivo è stato redatto dal raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Proger S.p.A., affiancata da Manens S.p.A. e Inar S.r.l., per un contratto di progettazione da 8,6 milioni di euro. Ha ottenuto il parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici l’8 aprile 2025.
L’incarico del commissario Monteforte è stato prorogato fino al 31 dicembre 2026 con il decreto Milleproroghe, il che, nella sostanza, significa che il Governo nazionale considera ancora percorribile l’obiettivo di bandire la gara d’appalto entro quell’anno. Monteforte stesso ha parlato di “ottimismo consapevole”, ipotizzando l’uso di poteri derogatori — sul modello del ponte di Genova — per accorciare i tempi dell’aggiudicazione da 12 a tre mesi.
Gli espropri dei 17 ettari necessari sono già stati avviati. La progettazione esecutiva, affidata al raggruppamento Proger, dovrebbe essere pronta nella prima parte del 2026. Se tutto filerà liscio — e la storia di questa vicenda consiglia prudenza — il cantiere potrebbe aprire tra fine 2026 e inizio 2027, con consegna dell’opera attesa circa quattro anni dopo.
Il fronte politico
Filippo Scerra, deputato nazionale del M5S punta all’istituzione di un tavolo tecnico provinciale: una sorta di cabina di regia trasversale, che coinvolga la deputazione siracusana regionale e nazionale, il commissario Monteforte e i sindaci che vorranno aderire.
“Dobbiamo essere uniti e superare anche eventuali errori commessi in questi anni” — ha dichiarato Scerra — “individuare dove sono le strettoie e tornare a spingere compatti l’iter verso la gara d’appalto”. Un appello alla coesione che arriva dopo anni in cui le divisioni interne al centrosinistra e le resistenze di Catania — accusata di aver beneficiato di una programmazione sanitaria che ha sistematicamente penalizzato Siracusa — hanno rallentato l’iter.
Gilistro è andato ancora più in là, lanciando un aut aut alla giunta Schifani: “È il momento di capire, una volta per tutte, se questo governo regionale vuole o non vuole dotare la provincia di Siracusa di un nuovo ospedale”. E avvertendo: “Siracusa ha esaurito la pazienza e non ha più voglia di aspettare”. La minaccia della protesta è nell’aria.
Dal fronte opposto, Riccardo Gennuso di Forza Italia difende l’operato del governo regionale, definendo la copertura finanziaria “integrale” e rivendicando la classifica DEA di secondo livello come un impegno mantenuto. Una lettura che fatica però a fare i conti con l’assenza, tuttora, del decreto ministeriale che dovrebbe sancire quella stessa classificazione.
Gli scenari: tre ipotesi per il futuro dell’opera
Scenario 1 — Il cantiere parte (entro 2027)
È lo scenario auspicato. Il Ministero dell’Economia perfeziona l’accordo di programma entro la primavera 2026, il decreto ministeriale sulla revisione della rete ospedaliera arriva entro estate, Monteforte pubblica la gara d’appalto entro settembre-ottobre 2026. Aggiudicazione a fine anno, prima pietra nel 2027. Ospedale funzionante, nell’ipotesi più ottimistica, attorno al 2031.
Scenario 2 — Il limbo si prolunga (2027-2028)
I nodi burocratici non si sciolgono con la rapidità prevista. Nuovi rilievi dal Ministero, contestazioni agli espropri, aggiornamento dei prezzi che richiede ulteriori integrazioni finanziarie. La gara slitta di 12-18 mesi. Il cantiere apre fra il 2028 e il 2029. In questo scenario, l’Umberto I — 70 anni nel 2028 — continua a reggere su strutture ormai anacronistiche.
Scenario 3 — Il definanziamento (il peggio)
Il decreto ministeriale tarda sine die, i costi lievitano ulteriormente, la politica nazionale cambia priorità. Il progetto viene formalmente congelato o ridimensionato. Un esito che, stando alle dichiarazioni ufficiali di tutte le parti in gioco, nessuno vuole ma che la storia delle grandi opere incompiute del Mezzogiorno insegna a non escludere a priori. È esattamente questo lo scenario che Gilistro, Scerra e Nicita — al di là delle diverse bandiere politiche — stanno cercando di scongiurare con la loro azione di presidio istituzionale.
L’Umberto I, 1958: il conto alla rovescia
L’ospedale Umberto I di Siracusa fu inaugurato nel 1958. Da allora, la città è cresciuta, il territorio ha acquisito peso demografico e industriale, i bisogni sanitari si sono moltiplicati. Eppure il capoluogo aretuseo rimane l’unico capoluogo di provincia siciliano privo di un ospedale di costruzione recente.
Questa non è una statistica: è la misura di un ritardo strutturale che si paga in vite, in qualità della cura, in migrazioni sanitarie verso Catania e oltre. Adesso la palla torna a Roma e Palermo.






Commenta con Facebook