A Priolo la resa dei conti è arrivata in serata, con il timbro definitivo su una crisi che da settimane covava sotto traccia. Il Documento unico di programmazione 2026-2028, propedeutico al Bilancio, è stato nuovamente bocciato. E questa volta senza appello. Tradotto: il Consiglio comunale va a casa, arriverà un commissario dalla Regione. Il sindaco no. Il sindaco resta.
È il paradosso – solo apparente – della politica siciliana: l’aula si scioglie, il primo cittadino resta saldamente al suo posto con la giunta. E così si ritrova oggi nella condizione più singolare e insieme più ambita: governare senza Consiglio. Solo al comando.
Il voto che chiude la partita
La seduta di stasera ha messo fine al cortocircuito istituzionale dei giorni scorsi. Dubbi procedurali, interpretazioni divergenti, richieste di pareri legali: tutto archiviato. La bocciatura del Dup è stata confermata e con essa l’effetto più pesante previsto dall’ordinamento degli enti locali siciliani: la decadenza dell’assemblea.
Niente esercizi di equilibrismo, niente rianimazioni regolamentari. Il Consiglio comunale è sciolto. Al suo posto un commissario ad acta per garantire gli atti necessari, a partire dal Bilancio.
La scena politica cittadina cambia assetto in una sera.
Una vittoria tattica (e politica)
Se si guardano le carte, è una crisi. Se si guarda la politica, è un successo strategico per il sindaco. Gianni si libera in un colpo solo dell’opposizione e, soprattutto, di un fronte consiliare diventato negli ultimi mesi un campo minato.
Nel mirino del primo cittadino c’era in particolare l’area Mpa–Grande Sicilia vicina al deputato regionale , protagonista di un braccio di ferro continuo dentro e fuori l’aula. Il Dup è stato l’innesco formale. Lo scontro, però, era politico da tempo: controllo degli equilibri locali, peso sul territorio siracusano, leadership nel campo autonomista.
Con lo scioglimento del Consiglio, quella partita cambia tavolo.
Il sindaco senza aula
Lo schema è noto in Sicilia ma ogni volta fa impressione: cade il Consiglio, non cade il sindaco. Gianni e la sua giunta restano in carica, con pieni poteri di indirizzo politico e amministrativo. L’assenza dell’aula elimina voti contrari, mozioni scomode, ostruzionismi regolamentari.
Certo, non è una navigazione in mare aperto: la presenza di un commissario significa controlli e procedure rigidamente incanalate. Ma sul piano politico il messaggio è chiaro. Il sindaco esce rafforzato da una prova di forza che avrebbe potuto travolgerlo e che invece finisce per consolidarlo.
La posizione di Carta
Per Giuseppe Carta è una sconfitta politica con Gianni che resta lì, senza più contrappesi consiliari. La politica, come spesso accade, è una partita a scacchi in cui mangiare un pezzo può aprire spazi imprevisti.
Priolo e il tempo sospeso
Per Priolo si apre ora una fase inedita. Un commissario per l’aula, un sindaco pienamente operativo a Palazzo. Il Bilancio dovrà essere approvato, i dossier industriali e ambientali non aspettano, le tensioni sul territorio nemmeno.
Il Dup doveva essere un documento di programmazione. È diventato il detonatore di un riassetto politico. Il Consiglio è a casa. Gianni resta.






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