C’è una ringhiera sul lungomare di Avola che vale più di un appartamento in centro. Non per la sua bellezza, né per i materiali pregiati. Anzi, è proprio il contrario: vale quanto costa mantenerla in piedi nonostante il mare, anno dopo anno, la stia sistematicamente divorando.

I conti dell’associazione La città che vorrei

A fare i conti, e a renderli pubblici, è l’associazione La città che vorrei, che ha passato al setaccio determine e atti comunali dell’amministrazione Cannata ricostruendo una storia lunga quasi un decennio. Il risultato è un “ruggine-calendario”, come lo chiamano loro stessi, che fa impressione solo a leggerlo.

I soldi spesi

Si parte dal 2017, con i primi 9.398 euro di manutenzione. Timidi segnali, si potrebbe dire, di una guerra già persa. Ma la salsedine non perdona e i costi crescono con la costanza delle maree: 16.842 euro nel 2018, quasi 25mila nel 2019, oltre 29mila nel 2020 — in piena pandemia, quando il lungomare era deserto ma la ruggine lavorava lo stesso. Il picco arriva nel 2022 con 39.538 euro, anno in cui l’associazione si chiede, con ironia tagliente, se “forse l’hanno placcata in argento”. Poi una stabilizzazione intorno ai 35mila euro annui, fino agli ultimi 37.146 euro appena deliberati per il 2026.

Il totale supera i 300mila euro. Trecentomila euro per mantenere in vita un’infrastruttura che, secondo La città che vorrei, era sbagliata in partenza: “Perché installare una protezione resistente alla salsedine quando puoi metterne una che richiede più attenzioni e soldi di una star di Hollywood?”

La scelta dei materiali

L’associazione non usa mezzi termini nel giudicare la scelta originaria dei materiali: “Definire questa scelta “miope” è un complimento alla miopia”. Una struttura a pochi metri dal mare, esposta alla salsedine ogni giorno dell’anno, realizzata con materiali palesemente inadeguati. Una scelta che ha trasformato la manutenzione ordinaria in un pozzo senza fondo.

Il paradosso, sottolineano, è matematico: “Con una cifra del genere probabilmente potevamo farla in titanio, fibra di carbonio o assumere una squadra di maggiordomi personali che la lucidassero a mano ogni mattina col panno di seta».  E mentre i cittadini passeggiano sul lungomare, forse ignari, l’associazione lancia il suo avvertimento: “Se vedete qualcuno che lancia banconote direttamente tra le onde, non spaventatevi. È solo la manutenzione ordinaria della nostra amata ringhiera”.