Si dice “sindaca” o “sindaco”? In Sicilia scoppia il caso che divide l’opinione pubblica. Da un lato c’è un primo cittadino, una donna, che non vuole essere chiamata “sindaca”, dall’altro c’è chi sostiene che è giusto declinare al femminile le cariche istituzionali ricoperte da persone di sesso femminile tanto da dover scomodare l’Accademia della Crusca.

Il caso è nato dopo che Cettina Di Pietro, primo cittadino di Augusta, ha ribadito la sua contrarietà ad essere identificata come la “sindaca” del comune in provincia di Siracusa. Lo sostiene fin dalla sua elezione del 2015. Ora la polemica, sorta tra gli scranni del Consiglio comunale di Augusa, è giunta a interessare anche le più alte cariche istituzionali tanto che anche il governatore siciliano ha detto la sua sul caso “sindaca”.

È corretto dire sindaca, assessora, consigliera? La questione linguistica sembra essere fino a oggi irrisolta anche se sono tanti gli esperti che nel corso degli anni si sono susseguiti. L’episodio di Augusta è stato segnalato alla consigliera di Parità della Regione Margherita Ferro che ha fornito la sua versione. “La lingua italiana – sostiene Ferro – prevede la declinazione al maschile e femminile e voler negare la declinazione al femminile, soprattutto quando sono le donne ai vertici delle istituzioni o comunque hanno ruoli di primo piano, vuol dire escludere e oscurare il genere femminile da carriere e professioni”.

La nota, che sa di richiamo, è stata inviata dalla Ferro al sindaco Di Pietro e a Sarah Marturana, presidente del Consiglio comunale. La Ferro cita la linguista Alma Sabatini, impegnata in numerose battaglie per i diritti civili che ha scritto una pubblicazione su “Il sessismo nella lingua italiana” nella lingua italiana”, sottolineando il mancato uso di termini istituzionali e di potere declinati al femminile (ministra, sindaca, assessora ecc.), proponendo delle linee guida per eliminare g li stereotipi di genere nel linguaggio che discrimina le donne in quanto le esclude. “L’Accademia della Crusca – aggiunge Margherita Ferro – ci ricorda che la declinazione femminile innovativa di molte professioni non solo è corretta dal punto di vista linguistico, ma è lo specchio dei tempi”.

Musumeci risponde piccato alle dichiarazioni delle consigliera di parità. “Stigmatizzo e dissento dalle dichiarazioni della consigliera di parità della Regione Siciliana, Margherita Ferro, per un intervento assolutamente inopportuno e inappropriato, oltre che privo di qualsiasi fondamento giuridico. Secondo il presidente della Regione, “la coniugazione al femminile di una carica istituzionale, infatti, appartiene esclusivamente alla libera autonomia di chi la ricopre”. “Ritengo che la consigliera di parità, che conosco e apprezzo da tempo – continua il governatore – dovrebbe occuparsi di ben altri problemi, invece che richiamare, senza averne titolo, un sindaco eletto direttamente dal popolo, cedendo cosi a un integralismo linguistico che non aiuta certo a migliorare le condizioni di disparità delle donne in Sicilia”.