C’è un’immagine che racconta meglio di mille comunicati lo stato in cui si trova la Sicilia in questo maggio del 2026: un’autobotte ferma in via Isonzo, alla Borgata Santa Lucia di Siracusa, con i volontari della Protezione civile pronti a riempire taniche e serbatoi. Una scena che fino a ieri sembrava appartenere ad altre città — Agrigento, Enna, Caltanissetta, le province dell’entroterra che da anni convivono con la sete — e che oggi, come in un brutto incubo, è diventata realtà anche nella città che nel 2024, candidandosi a Capitale della Cultura, si presentò al mondo con uno slogan: *città di acqua e di luce*. Di luce, per ora, ce n’è ancora. Dell’acqua, sempre meno.
L’autobotte alla Borgata
“A partire dalle 14.30 il mezzo è a disposizione dei residenti in via Isonzo”, ha comunicato oggi l’assessore Sergio Imbrò, annunciando che grazie all’intervento delle associazioni di Protezione civile comunale sarà possibile “rifornire molte cisterne e serbatoi delle palazzine e delle abitazioni private”. Con una precisazione che vale la pena leggere attentamente: si tratta di acqua per uso sanitario, non potabile. Chi vorrà potrà fare scorta con le taniche, raggiungendo il mezzo.
Il Comune ha spiegato che i «continui problemi lamentati dai residenti”, verificatisi in coincidenza con il passaggio dalla Siam ad Aretusacque, hanno portato l’amministrazione a richiedere formalmente spiegazioni all’attuale gestore del servizio. Una nota burocratica, per ora. Nell’attesa delle risposte, c’è l’autobotte.
Il precedente di Ortigia
Non è la prima volta, nell’arco di pochi giorni, che Siracusa fa i conti con i rubinetti a secco. A metà maggio era toccato a Ortigia: due giorni senza acqua, o quasi, con la pressione azzerata proprio all’avvio delle rappresentazioni classiche al Teatro Greco — il momento in cui la città si riempie di turisti, le camere sono prenotate da mesi, i bed and breakfast lavorano a pieno regime. Una rete idrica, quella dell’isola barocca, che ha ceduto sotto il peso della stagione. SIAM aveva indicato tra le cause le incrostazioni di calcare che avevano ostruito la condotta di aspirazione, ma aveva ammesso senza troppi giri di parole il nodo strutturale: la vetustà della rete non consente di aumentare la portata senza rischiare di comprometterla ulteriormente. L’afflusso di turisti, aveva scritto il gestore, sovraccarica inevitabilmente un sistema già al limite.
Il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente aveva già indirizzato un esposto ad ARERA, segnalando interruzioni e cali di pressione continui sin da fine marzo. Il portavoce Davide Biondini era stato netto: «Il nodo non è soltanto tecnico: è politico e infrastrutturale». E mentre l’isola restava senz’acqua, sulla pagina social del sindaco compariva l’invito a un djset. Un residente aveva risposto con una sola riga: «No, se non mi posso lavare non vengo».
La partita bloccata in tribunale
Dietro ai disservizi c’è una storia lunga e ingarbugliata. Aretusacque SpA, il nuovo gestore unico del servizio idrico integrato per la provincia di Siracusa, costituito a fine 2025 con una formula misto-pubblico-privato (51% ai Comuni, 49% al raggruppamento guidato da Acea Molise), non ha ancora preso in mano la gestione. Alcuni Comuni hanno impugnato gli atti davanti al TAR di Catania, contestando le modalità con cui il nuovo gestore è stato imposto attraverso commissari regionali. E finché la partita giudiziaria non si chiude, SIAM resta in proroga: una condizione che per definizione non consente investimenti strutturali sulle reti. La rete resta dove sta: vecchia, fragile, e in mani che non possono cambiarla.
La Sicilia nella morsa della sete
Siracusa non è sola. Ad Agrigento la crisi idrica è ormai strutturale, al limite del collasso. I cittadini subiscono turnazioni che superano regolarmente i dieci-quattordici giorni. Quartieri come Fontanelle, dodici mila residenti, e zone costiere come Maddalusa rimangono completamente a secco per mesi, con sit-in di protesta davanti al Comune diventati appuntamento fisso. Le famiglie sono costrette a comprare acqua dalle autobotti private, con spese che superano i seicento euro a famiglia, continuando però a ricevere regolarmente le bollette del gestore ordinario. Una situazione diventata così esplosiva da richiedere il monitoraggio della Prefettura e l’intervento della Polizia Municipale per scortare i mezzi. La rete acquedottistica siciliana disperde oltre il 51% dell’acqua immessa a causa di tubature vecchie, non collaudate o danneggiate: un sistema che funziona come un secchio bucato.
L’estate torrida è a poche settimane. Le previsioni non promettono sollievo. E in quella che fu la città di acqua e di luce, i residenti della Borgata aspettano l’autobotte.






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