“Il carcere di Augusta ospita 414 detenuti a fronte di un capienza massima di 250 unità”. Lo afferma il dirigente nazionale del Sippe, Sebastiano Bongiovanni che torna a parlare delle precarie condizioni di sicurezza all’interno del penitenziario dove ieri si è consumato il dramma di un detenuto, 40 anni, che si  è tolto la vita dopo essersi impiccato con una cintura nella sua cella.

Il dramma

Ad accorgersi per primo della tragedia è stato un agente della Polizia penitenziaria che ha dato l’allarme, provando, allo stesso tempo, a prestare i primi soccorsi alla vittima ma non c’era ormai più nulla da fare: il cuore del detenuto aveva ormai cessato di battere.

Agenti sotto organico

L’esponente del sindacato di Polizia penitenziaria sottolinea che, a fronte di una popolazione carceraria così numerosa, oltre quanto la struttura ne potrebbe contenere, non ci sono agenti sufficienti, per cui tenere sotto controllo i detenuti, proteggendoli da gesti così drammatici, è impresa assai ardua.

I numeri

“Per quanto riguarda il numero di agenti di effettivi ce sono 190 ma siamo sotto organico, in quanto ce ne vorrebbero 250” aggiunge il sindacalista del Sippe.

Affondo alla direzione

Nelle ore successive al suicidio del detenuto, per cui i magistrati della Procura di Siracusa hanno aperto una inchiesta, i vertici del Sippe hanno lanciato un affondo, non certo il primo, alla direzione del carcere di Augusta, con cui i rapporti sono tesi da oltre un anno.

Organizzazione del lavoro nel mirino

“Non è possibile – Nello Bongiovanni e Alessandro De Pasquale, rispettivamente dirigente nazionale e presidente del Sippe – attuare un’organizzazione del lavoro dove al personale si chiede anche il potere dell’ubiquità, e se ti va male, come in questo caso, rischi un procedimento disciplinare con grave pregiudizio alla carriera. Da tempo chiediamo la sostituzione dei vertici del carcere di Augusta perché in questo penitenziario non sembrano esserci strategie, obiettivi ed il personale opera nel terrore”.